SALVARE CLIMA E CAVOLI

“Coltivarsi il cibo ha molto senso: per l’ambiente, per la salute, per la riduzione delle emissioni. In più adesso la guerra in Ucraina, con la crisi del grano, ha reso evidente quanto sia importante dipendere il meno possibile da fonti alimentari (oltre che energetiche) altrui”.

Così Luca Mercalli sulla nuova edizione (bellissima!) del suo libro Il mio orto tra cielo e terra. Ecco come comincia. E a ciascuno il proprio orto!

mercalli

Ingredienti: farina di grano tenero tipo “Chernobyl” contenente radionuclidi, olio di palma raffinato da deforestazione indonesiana, aromi artificiali e conservanti non tossici ai sensi della legge (ma forse sì per le cellule umane), scorze di limone con residui di fitofarmaci, zucchero in eccesso predisponente a diabete e obesità, latte intero, inclusi residui di antibiotici e tracce di diossina, uova disidratate da allevamenti intensivi, agenti lievitanti, emulsionanti e stabilizzanti E450 (difosfati e pirofosfati di sodio), imballaggio in plastica trasparente non biodegradabile per secoli, ma adatta per alimenti, al tereftalato (interferente endocrino).

Questa etichetta alimentare di un ipotetico biscotto è probabilmente più realistica di quelle “ufficiali” che leggiamo sui prodotti acquistati (e comunque sempre in carattere microscopico…) e costituisce da sola un buon motivo per autoprodursi la maggior quota possibile di cibo. Se al problema della salute del consumatore aggiungiamo quello della salute ambientale, il quadro si complica: dietro questi ingredienti poco salubri si nasconde un’agricoltura “insostenibile”, basata su un imponente utilizzo di combustibili fossili, con conseguenti emissioni di gas a effetto serra, su un depauperamento delle risorse naturali, come il fosforo, concime estratto da miniere che non sono infinite, su una lavorazione del suolo invasiva, anticamera di erosione e desertificazione, sulla perdita della biodiversità e su una filiera di trasporto, confezionamento e commercializzazione che è fonte di ulteriori sprechi energetici e produzione massiccia di rifiuti. 

Disporre di un orto domestico è, dunque, sia una garanzia di rispetto della propria salute, sia di abbassamento della propria impronta ecologica, a patto che sia gestito secondo i principi dell’agroecologia, altrimenti diviene una sorta di operazione di greenwashing, mantenendo molti difetti della produzione industriale e offrendo pochi o nulli vantaggi sanitari e ambientali. (…)

Il nostro orto è a 500 metri sul livello del mare, a 45 gradi di latitudine nord e a circa 7 gradi di longitudine est. È un fazzoletto di terra sulle prime pendici alpine a ovest di Torino, in una zona di margine tra bosco e abitati residenziali del versante esposto a mezzogiorno della bassa Valle di Susa, con una superficie effettivamente coltivata di circa 500 metri quadri. È primavera avanzata, c’è un bel sole e ha piovuto abbondantemente nei giorni precedenti. Mi siedo sotto l’ombra verdeggiante di una vecchia pianta di cachi – lì da almeno cinquant’anni – e osservo. 

L’orto è un’interfaccia, un sottile strato di contatto tra il cielo, ovvero l’atmosfera, e la terra, ovvero la litosfera, il suolo. Sono sistemi molto dinamici, in continuo mutamento, soprattutto l’atmosfera, che detta le variazioni giornaliere e stagionali di radiazione solare, di temperatura e di umidità, e ogni tanto si scatena in eventi estremi, parossistici, come una pioggia alluvionale o una tempesta di vento. Apparentemente un po’ più statica la litosfera, con tempi di mutamento più lenti, ma comunque sempre variabile nello spazio e nella morfologia: tipi di rocce diversi e quindi diversa composizione chimica dei minerali, giacitura pianeggiante o in pendenza, esposizione al sole, profondità, tessitura (cioè la percentuale dei granuli di diversa dimensione, dalle finissime argille ai ciottoli), struttura, porosità, compattezza, colore.

 

Luca Mercalli, climatologo, presiede la Società Meteorologica Italiana. Ha studiato Scienze agrarie e Agrometeorologia all’Università di Torino e Scienze della montagna all’Université de Savoie. È stato docente di climatologia e sostenibilità ambientale per la Scuola “Ferdinando Rossi” dell’Università di Torino e per l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. Dirige la rivista Nimbus e ha condotto oltre 2.700 conferenze; è editorialista per Il Fatto Quotidiano e divulgatore RAI. È membro dell’Accademia di Agricoltura di Torino. Tra i suoi libri: Il clima che cambia (Rizzoli), Non c’è più tempo (Einaudi), Prepariamoci (Chiarelettere), Salire in montagna (Einaudi).
Abita in Val di Susa in una casa a energia solare, con cisterna di raccolta dell’acqua piovana, orto e auto elettrica, impegnato ogni giorno nella riduzione della propria impronta ecologica.

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