TROPPO CALDO, ADDIO TURISMO

Fra incendi e ondate di calore, questa estate è stata un punto di svolta per i turisti del Mediterraneo. Spagna, Italia, Grecia sono al centro di un hotspot del cambiamento climatico: terre in cui i suoi effetti sono più intensi e più veloci. E allora, i flussi del turismo di massa tradizionale, da nord a sud alla ricerca del sole, non potranno che cambiare.

Come sarà il turismo del futuro, fra emergenze climatiche e reazioni sempre più diffuse al cosiddetto “overtourism”? E come dovrebbe prepararsi un paese come il nostro, a vocazione turistica? Una risposta potrebbe essere: non è vero che non ci sono più le mezze stagioni … 

Migliaia di persone sulla spiaggia. Bambini che cadono dalle barche per l’evacuazione. Panico. Gente che scappa con soltanto quello che ha indosso. È stata “la fine del mondo”, ha dichiarato un turista

I roghi che hanno devastato le isole greche di Rodi e Corfù segnalano che le nostre mete preferite per le vacanze non sono più sicure, per via del cambiamento climatico che si sta intensificando.

Per decenni, i turisti hanno sciamato verso il Mediterraneo durante l’estate dell’emisfero settentrionale. Australiani, scandinavi, britannici, russi, tutti in massa a cercare il sole. Dopo il Covid, in molti abbiamo ricominciato a viaggiare. 

Quest’anno, però, le ondate di calore hanno provocato centinaia di morti nella sola Spagna. Attrazioni turistiche primarie come l’Acropoli di Atene sono state chiuse al pubblico. Gli scienziati del clima si dicono “sbalorditi per la ferocia” del caldo

È probabile che quanto sta accadendo questa estate obbligherà turisti e operatori del turismo a un ripensamento. Aumenteranno i viaggi durante le stagioni di mezzo, per evitare i mesi degli eccessi, luglio e agosto. E paesi più temperati diventeranno destinazioni turistiche più popolari. Le mete nelle zone più calde dovranno cambiare radicalmente.

LA CRISI CLIMATICA CAMBIERÀ IL TURISMO DI MASSA?

Nel turismo, il tempo atmosferico è un fattore importantissimo. In Europa e nell’America settentrionale, le persone tendono ad andare dai paesi nordici alle regioni meridionali. I turisti cinesi, proprio come gli australiani, vanno spesso verso le spiagge dell’Asia sudorientale.

In Europa, i flussi da nord a sud sono quasi innati. E gli australiani, quando vanno all’estero, scelgono spesso le estati mediterranee. Nell’ultimo decennio, il crescente caldo estivo non ha modificato queste abitudini, ma quest’anno probabilmente provocherà grandi cambiamenti. Lo si rileva già dalla crescente popolarità dei mesi intermedi, giugno e settembre, per le destinazioni tradizionali dell’emisfero nord. 

Per molti di noi, le vacanze al caldo stanno diventando qualcosa da temere, non più da desiderare. Questa nuova percezione si aggiunge alla diversa sensibilità di molti consumatori su turismo sostenibile e flight shame (letteralmente, “vergogna di volare”). 

E il turismo delle catastrofi? Difficile che diventi maggioritario, anche se ci sono coloro che, in cerca di emozioni forti, vanno nella Death Valley per fare esperienza di temperature superiori ai 50°C.

Più probabilmente, assisteremo a un incremento dei viaggi alla ricerca di esperienze “ora o mai più, con i turisti che accorrono in luoghi molto vulnerabili come la grande barriera corallina. Un tipo di turismo, com’è ovvio, che non sarà sostenibile a lungo.

CHE SIGNIFICA QUESTO CAMBIAMENTO PER I PAESI TURISTICI?

La crisi di Rodi dimostra gli inconvenienti del modello turistico cosiddetto just-in-time, che mette insieme in un luogo i turisti e tutto ciò di cui hanno bisogno (cibo, acqua, vino) quando ne hanno bisogno.

Un sistema fondato sull’efficienza, che lascia però scarso margine alle diverse evenienze. A Rodi non sono riusciti a evacuare bene 19.000 turisti. Come in altri settori e tipi di fornitura, è un sistema che andrà sostituito con un modello aperto alle varie casualità.

Per i servizi di emergenza, i turisti costituiscono una sfida speciale. Chi abita in un luogo conosce meglio di un turista rischi e vie d’uscita nelle emergenze, e in più i turisti non parlano la lingua del posto. Sono, dunque, più vulnerabili e più difficile da soccorrere. 

Il cambiamento climatico pone anche sfide di altro tipo. Atolli del Pacifico come Kiribati o Tuvalu ambirebbero a un aumento dei turisti, ma hanno il problema dell’acqua. È sempre più difficile approvvigionare di acqua gli abitanti, figuriamoci i turisti, che ne usano tantissima, bevono, nuotano, fanno la doccia. Occorrerà una grande capacità di programmazione per calibrare presenze turistiche e disponibilità idrica.

Il turismo di massa è dunque destinato a finire? Non del tutto, ma certamente in paesi come la Spagna la decrescita del turismo di massa o “overtourism” accelererà. In mete popolarissime come le Baleari, c’è stata una crescente reazione degli abitanti contro l’“overtourism” e a favore di un turismo specializzato, con numeri più piccoli distribuiti nel corso dell’anno.

Questa estate del 2023 è una chiamata a prendere coscienza? Sì. L’intensificarsi della crisi climatica conduce molti di noi a tentare di rimandare il peggio, per esempio evitando di volare in aereo. Anche la pressione per il cambiamento è in crescita. Per esempio, la Delta Air Lines è stata chiamata in giudizio per avere annunciato di compensare, e non eliminare, la produzione di CO2.

MONTAGNE, NON SPIAGGE: IL TURISMO DEL FUTURO SARÀ MOLTO DIVERSO

In molti paesi assistiamo già a tentativi di adattamento alle mutazioni in corso. In Italia, ad esempio, il turismo interno in montagna è in crescita, attirando persone dall’afa di Milano o di Roma verso zone più fresche (anche se la neve sta scomparendo).

La Cina, che non fa le cose a metà, sta investendo nelle stazioni di montagna, per incrementare l’offerta di alternative più temperate rispetto alle spiagge (per esempio, nella provincia settentrionale di Jilin) per gli abitanti di megalopoli soffocate dall’afa come Beijing e Shanghai. 

Alcuni paesi montagnosi, invece, non coglieranno l’opportunità perché non vogliono attrarre più turisti. La Norvegia sta discutendo l’introduzione di una tassa turistica

I paesi capaci di guardare in avanti saranno quelli meglio attrezzati. Ma preparazione e adattamento hanno dei limiti oggettivi. Le vacanze estive del Mediterraneo saranno sempre meno attraenti, dal momento che la regione è un hotspot che si riscalda a una velocità del 20% superiore alla media mondiale. Italia e Spagna sono ancora vittime di una siccità da record, che minaccia le forniture di cibo e di acqua. Il futuro del turismo sarà molto, molto diverso da oggi.

Susanne Becken insegna Turismo Sostenibile presso il Griffith Institute for Tourism della Griffith University.

Johanna Loher è una ricercatrice presso la Griffith University.

Questo articolo è apparso su The Conversation, che ringraziamo.  

0 Shares:
Ti potrebbe interessare anche
Leggi di più

RASSEGNA STAMPA

a cura di Redazione Aboca Life Magazine Come trasmettere al pubblico più vasto i dati, i fatti e…
Stefano Zamagni
Leggi di più

ZAMAGNI: CAMBIARE SI PUÒ ANZI SI DEVE

di Giovanna Zucconi Intervista a Stefano Zamagni sul suo ultimo libro, dedicato alle diseguaglianze. Negli ultimi decenni sono…
alimentazione
Leggi di più

QUALE DIETA PER IL PIANETA?

di Mark Maslin Carnivora, mediterranea, vegetariana, vegana, flexitariana, climatariana. Dietro a ogni dieta ci sono i numeri: quelli…
Leggi di più

NON È ANCORA TROPPO TARDI

di Antonio Cianciullo Viviamo nella società fossile, siamo entrati nel secolo caldo.  Con le conseguenze che conosciamo e…