L’ARTE DI RIGENERARE IL MONDO

L’importante è porre le domande giuste, dice Christian Wahl nel suo libro “L’arte di rigenerare il mondo”. Siamo nel cuore di una trasformazione culturale profonda: consapevoli che dobbiamo cambiare paradigma per salvare noi stessi e il pianeta, non ancora concordi però su modi e tempi del cambiamento. Sarà un eroe o un pellegrino a guidare la trasformazione? Parlare di “sostenibilità” è sufficiente, oppure occorre immaginare trasformazioni più profonde? 

Come scrive Fritjof Capra, “quello di Wahl è un importante contributo all’attuale dibattito sui sistemi di valori che ci sarebbero più utili per ridisegnare le nostre aziende, le economie, le tecnologie – in breve, la nostra intera cultura – per renderle rigenerative, anziché degenerative”. Ne anticipiamo la prefazione. 

Questo è un libro sulla vita e sull’amore per la vita. Questo è anche un libro che si alimenta di domande, più che di risposte.
Basta un attimo di riflessione sulle nostre vite per comprendere perché debba essere così. Siamo creature riflessive, sempre portate a interrogarci, sempre consapevoli del fatto che ogni progresso nelle nostre conoscenze estende il raggio della nostra ignoranza.
Stiamo vivendo, noi tutti, con un dubbio più o meno conosciuto, più o meno consapevole, sempre creativo.

Da un lato abbiamo imparato ad accettare tutto questo, a riconoscere alle interrogazioni e alla curiosità il ruolo di motori del progresso – anche nei domini, come quello della scienza, che sembrano riservati alla certezza. Per usare le parole del filosofo Alfred North Whitehead, la vita stessa è “un passo creativo nel nuovo”.

Da un altro lato, però, vediamo e sentiamo che si stanno accumulando nuvole di tempesta. Daniel Wahl ci rammenta che, all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, l’umanità ha iniziato a prendere annualmente dall’ecosistema più di quanto esso riuscisse a rigenerare nello stesso arco di tempo. Abbiamo già violato, o siamo sul punto di superare, un certo numero di “limiti planetari” decisivi – quelli che rendono possibile la vita sulla Terra. È una consapevolezza che ci rende comprensibilmente ansiosi e desiderosi di avere risposte.

Il pericolo è che fino a quando queste due condizioni (ricerca esplorativa e ansia di giungere a una conclusione) domineranno le nostre vite, rischiamo di devolvere le nostre energie nella ricerca di soluzioni perfette per il problema sbagliato.
Don Michael, professore aggregato di Pianificazione e Politiche pubbliche e di Psicologia presso l’Università del Michigan, ha recentemente definito il cosiddetto “impegno azzardato”: il bisogno di riconoscere “la vulnerabilità, la nostra finitezza, la nostra inevitabile ignoranza” e tuttavia di impegnarci ad agire, cambiare, sperare”, nell’augurio di “poter fare una qualche differenza anche contro tutto quello che si oppone al poter fare differenza”.

Questo è lo spirito del libro di Wahl. Siete a più riprese invitati a considerare un quadro più grande, a vedere noi stessi, non nella nostra singola individualità, ma come parte vivente di una struttura di relazioni; una struttura che non è separata, ma fa parte di un più vasto insieme di sistemi naturali; e le strutture che collegano questi sistemi non sono fisse e ferme, ma sono piuttosto processi in costante evoluzione, processi emergenti che si prolungano per generazioni, eoni, secoli.
Al contempo siamo invitati a focalizzarci sulle nostre azioni e le nostre vite, gli “azzardati impegni” che potremmo assumere, che stiamo assumendo, davanti alle grandi sfide che dobbiamo affrontare.

Il lettore che cerchi risposte ne troverà in abbondanza: metodi d’inquadramento quando si tratta di far le cose in grande, tipo Modello del Sistema del Mondo e i Tre Orizzonti; e principi direttivi per un’azione efficace, ricavati da discipline diverse, dall’ecoalfabetizzazione alla permacultura, dalla biomimesi alla consapevolezza mentale di origine buddhista, tutte combinate in un’idea del design come disciplina in cui la teoria incontra la pratica.

I saggi maestri più rilevanti per l’azione efficace sono una presenza nutrita, e alle loro parole si attinge con abbondanza. Esempi luminosi, compresi quelli che vengono dalle esperienze personali di Daniel, sono posti in grande evidenza e sostengono la sua convinzione che “una profonda trasformazione culturale si è già avviata”.

Sostenere questo rinnovamento culturale è un po’ come lavorare in un ospizio per assistere la cultura morente alternandosi in ostetricia per il parto di quella nuova.

La pratica dell’innovazione trasformativa è proprio questo e Wahl esprime benissimo questo doppio lavoro nella domanda fondamentale del suo libro: “Come facciamo a tenere le luci accese, evitare rivolte e tumulti, tenere i ragazzi a scuola e la gente al lavoro e insieme riuscire a gestire bene la fondamentale trasformazione della presenza umana sul pianeta Terra, prima che business as usual ci porti a uno squilibrio climatico irrefrenabile, a una biosfera radicalmente impoverita e alla prematura dipartita della nostra specie?”.
Il libro ci guida poi, orientandoci con mano esperta, sulla mappa del territorio in cui troveremo risposte efficaci per quel dilemma.
Ma sta a noi fare i primi passi di questo viaggio.
In una buona parte dei saggi che trattano del cambiamento trasformativo, quella metafora scivola facilmente e inconsapevolmente nella riproposizione della situazione archetipa del racconto mitico: il
viaggio dell’eroe.
Questo poi, a sua volta, alimenta la richiesta dell’apparizione di una ‘eroica guida’, di una ‘imprenditorialità eroica’ o altre forme consimili di eroica capacità di guidare immolandosi, nel persegui-mento di cambiamenti globali.

Wahl evita questa trappola, offrendoci per il viaggio una metafora del tutto diversa: il pellegrino. L’immagine si riferisce opportunamente allo spirito di umiltà e disciplinata devozione al proprio impegno che anima tutto il libro, e Wahl ha scelto di vivere la propria vita come “un creativo culturale, un designer della transizione e un attivista dell’evoluzione, nella con-creazione di culture rigenerative”.
Non è la strada della facilità e dell’abbondanza. È il cammino del pellegrino.
Il libro racconta il viaggio allegorico di ciascuno, qui incarnato nel personaggio del pellegrino Christian “da questo mondo a quello che verrà”. E ci fornisce una mappa metaforica, iniziando con l’uscita dalla “città della distruzione”, attraverso la “palude dell’infelicità” sino alla “città celeste”, e offrendo anche una provvista di risorse per il viaggio. 

Graham Leicester, che firma questa prefazione a L’Arte di rigenerare il mondo, è Direttore dell’International Futures Forum. In precedenza è stato diplomatico in Cina, ricercatore senior nella Constitution Unit presso l’University College London, e ha diretto il principale think tank scozzese, la Scottish Council Foundation.

Daniel Christian Wahl, l’autore del libro, è nato a Monaco di Baviera del 1971, vive a Maiorca e lavora, a livello locale e internazionale, come consulente, educatore e attivista. Ha lavorato con i governi locali e nazionali per organizzare seminari sulla sostenibilità. Della sua consulenza si sono serviti lo UK Foresight del governo britannico, società come Camper e Ecover e gruppi innovativi del settore turistico, come Balears.t, come pure diverse organizzazioni benefiche e università. Nel 2021 ha vinto la RSA Bicentenary Medal. L’arte di rigenerare il mondo è il suo primo libro.

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