LO SAI CHE I PAPAVERI … ?

di Valentino Mercati e Stefano Benvenuti

Le infestanti sono nemici da eliminare? O sono invece compagni di viaggio e addirittura collaboratori, in una visione agroecologica che considera la biodiversità un valore (anche economico)? 

Quella di Aboca è la case history di una visione dell’agricoltura che riesce a conciliare produttività e salute dell’ambiente. E che attraversa questioni cruciali per tutti, non soltanto per agronomi e agricoltori: dal paesaggio toscano agli effetti sul benessere psicologico, fino al futuro del pianeta. 

Dal libro “Malerbe amiche” di Valentino Mercati e Stefano Benvenuti, che presenta pensiero e pratiche dell’azienda agricola Aboca, anticipiamo perciò l’Introduzione e le Conclusioni

INTRODUZIONE

L’idea di sostituire per sempre la biodiversità floristica spontanea con quella coltivata non è assolutamente un obiettivo agronomicamente possibile e neppure uno scenario ambientale ecologicamente utile. Tuttavia, fin dalle origini dell’agricoltura l’uomo ha contrastato lo sviluppo della flora infestante in quanto quest’ultima interferisce fortemente con il risultato agronomico desiderato. Un tempo questa “pressione agronomica” è stata decisamente “sostenibile” in quanto intrapresa con i soli pochi mezzi diretti ed indiretti anticamente disponibili e quindi non in grado di esaltarne l’aggressività.

Purtroppo, negli ultimi decenni questa sostenibilità è stata paradossalmente minacciata proprio dal decollo della fruibilità dei mezzi tecnici sempre più messi a disposizione dal cosiddetto progresso tecnologico (Mortensen et al., 2012). In altre parole, l’idea di sconfiggere per sempre questi storici ‘abitanti’ dei vari agroecosistemi è risultata vana. Al contrario ha favorito situazioni floristiche agronomicamente difficili in quanto dominate da specie estremamente aggressive sia nello spazio che nel tempo.

Viene in mente una frase di uno studioso statunitense che sintetizza la storica difesa dalle infestanti con questa frase: “Dopo secoli di storia dell’agricoltura è ormai chiaro che le infestanti vincono sempre!” (Dekker, 1997). Proprio in virtù di questa evidenza abbiamo ritenuto opportuno dare risalto al concetto di “convivere con le infestanti” come sintesi di una filosofia incentrata verso una sostenibilità ispirata dalla natura, dalle sue regole nonché dalla sua biodiversità. La scelta di gestire gli agroecosistemi dell’azienda Aboca con sistemi colturali biologici scaturisce proprio da questo obiettivo di entrare in armonia con la natura piuttosto che sconvolgere quegli equilibri che sono alla base di ogni sistema vivente. Si è pensato quindi di condividere la nostra esperienza con tutte le realtà agricole interessate a gestire il proprio agroecosistema con sistemi colturali agronomicamente ed ecologicamente sostenibili. L’esperienza Aboca, maturata in diversi decenni di “diplomatico contrasto” con le infestanti, sebbene in perpetua evoluzione nelle conoscenze scientifiche, consente l’individuazione di strategie agronomiche compatibili con un risultato economico sostenibile nel tempo. Ciò è infatti confermato non solamente dall’evidente affermazione agronomica dell’Azienda, ma anche dalla conservazione di un’ampia biodiversità all’interno dell’agroecosistema. In altre parole la filosofia agronomica intrapresa da Aboca ha dimostrato di rendere compatibili due cose che solitamente sono divergenti e cioè sostenibilità ecologica e risultato economico. Sebbene questi ultimi termini derivino dalla medesima parola del greco antico oikos, che significa “casa”, nel tempo sono divenute decisamente divergenti nella loro difficile conciliabilità. Tuttavia è possibile ricondurli allo stesso dignificato se consideriamo che l’economia, letteralmente “gestione della casa” sia coincidente con ecologia, letteralmente “discorso sulla casa”, se interpretiamo che la gestione di questa ‘casa’ (cioè l’ambiente) sia da valutare non tanto in uno stretto arco temporale, ma in un ampio periodo. In pratica la migliore gestione economica è quella che non “erode” la fertilità agronomica in poco tempo, ma che la “preserva” sapendo bene che l’agroecosistema sarà al centro della vita delle future generazioni.

In questo ambito, la scoperta di percorsi agronomici in un contesto di armonia tra uomo ed ambiente, secondo un approccio “sistemico” (Capra, 2007), è stato il prevalente motivo che ha ispirato ad esternare e pubblicare questo testo. Ciò con l’idea che potrebbe, in futuro, stimolare ulteriori processi di “crescita qualitativa” (Capra, 2020) anche in altre realtà agronomiche lontane nello spazio e nel tempo. Tale ispirazione verso la sostenibilità ecologica è, infatti, particolarmente sentita nel settore agricolo dal momento che è sempre più minacciato da semplificazioni agronomicamente insostenibili con la conseguente erosione della biodiversità del nostro pianeta vivente (Altieri e Nicholls, 2018).

CONCLUSIONI

La flora infestante non può essere vista unicamente come avversità interpretabile come fosse una “malattia” da eliminare dalle vicinanze delle colture. È infatti opportuno riflettere sul ruolo agro-ecologico che gran parte di questa biodiversità implica.

L’idea che l’agroecosistema sia predisposto alla vita della sola coltura è un concetto assolutamente innaturale ed uno degli “indicatori” di sistemi colturali biologici “sostenibili” è dato proprio dalla presenza di una flora spontanea quantitativamente scarsa e qualitativamente caratterizzata da una spiccata biodiversità. In questi capitoli si è cercato di “appassionarci” al poter conoscere ed interpretare i “segreti” della sopravvivenza delle varie comunità vegetali, in modo da intraprendere strategie agronomiche in grado di mantenere bassi livelli di infestazione mediante opportune integrazioni tra interventi agronomici “preventivi” e “curativi”. Va sottolineato, ancora una volta, che il migliore indicatore di sostenibilità è dato dal grado di biodiversità. Il “vuoto biologico” floristico dei campi coltivati non solo non è un obiettivo agronomico desiderato dalla “filosofia agronomica” dell’azienda Aboca, ma è anche nocivo per quell’equilibrio biologico che necessita di complessità. Molte specie infestanti fanno parte della vita dell’agroecosistema e partecipano anche ad ampliare quelle interazioni reciproche tra i vari organismi viventi (sia flora che fauna) che sono in grado di consentire una “Gaia omeostasi” intesa come sostenibilità agronomica ed ambientale (Lovelock e Margulis, 1974).

Perché convivere con le infestanti?
Dobbiamo accettare, come sopraccitato, che la flora infestante sia un abitante di indiscutibile importanza dell’agroecosistema.

Tutti i tentativi di eradicarla hanno portato ad una sorta di “accanimento terapeutico” che, invece di risolvere i problemi, ne ha creati altri in termini di accresciuta aggressività. Chi opera nel settore dell’agricoltura biologica si è accorto che la dinamica di infestazione è spesso meno aggressiva di quanto si verifica nei sistemi colturali convenzionali. Ne consegue che l’agricoltore bio tenda ad interpretare la flora infestante più come un compagno di viaggio, talvolta prepotente altre volte no, durante la propria quotidianità rurale. Tale interpretazione si oppone a quella tradizionale che vede qualsiasi pianta spontanea non coltivata come un nemico da eliminare a prescindere. Questa convivenza porta anche ad una utilità in termini di difesa da alcune avversità (parassiti e parassitoidi), in quanto spesso la biodiversità floristica presuppone la vita di naturali rimedi alla loro proliferazione. Ciò accade, ad esempio, nel caso di insetti predatori di insetti o altri organismi indesiderati che necessitano di alcune specie spontanee per il completamento del proprio ciclo biologico. Possiamo poi considerare le infestanti anche come “collaboratori di campo” per “indicare”, come illustrato nei precedenti capitoli, i vari aspetti ecologici che possono avere importanza agronomica. Ne sono esempio specie spontanee indicatrici di ricchezza o scarsità di determinati elementi nutritivi, di disponibilità idrica e/o di deficit di drenaggio. Tali “piante spia” possono, inoltre, “informare” l’agricoltore di anomalie del pH, di abbondanza di calcare e fenomeni di compattamento del suolo. Non ultimo è anche il fatto che molte infestanti possono divenire una biodiversità medicinale utile per l’innovazione del settore. Gli studi fitochimici, sempre più intensi, evidenziano infatti come molte specie spontanee siano al contempo infestanti e potenziali colture medicinali. Lo scopo del presente testo è stato infatti duplice: 1) affrontare il problema del controllo della flora infestante interpretato come utilizzazione a 360° delle varie strategie agronomiche preventive e curative; 2) evidenziare come questa biodiversità sia talvolta una paradossale risorsa per la sostenibilità a lungo termine dell’agroecosistema. Non ultimo è inoltre il ruolo che tale biodiversità esplica a livello di benessere psicologico nella percezione di una natura in costante evoluzione floristica (Benvenuti, 2014) e amica del paesaggio rurale.

Salute psicologica di sistemi colturali in armonia con
la natura
Sono ormai molte le evidenze che l’uomo si sia allontanato dalla natura e dalla percezione degli ecosistemi, dei loro organismi e del loro divenire. Tale “distanza dalla natura” è divenuta una sorta di elemento mancante per il benessere psicologico (Reese e Myers, 2012).

Nell’azienda Aboca è decisamente percettibile una biodiversità la cui utilità va al di là dei benefici agro-ecologici e medicinali già illustrati, ma assume il ruolo di una vera e propria “terapia del benessere psicologico”. Il paesaggio rurale di questi sistemi colturali biologici fornisce infatti una nitida percezione di essere collocati all’interno di Gaia intesa come “biosfera vivente” (Lovelock e Lovelock, 1991).

Biodiversità del paesaggio rurale: c’è un ruolo per le infestanti?
Uno dei più trascurati prodotti dell’attività agricola è il paesaggio. La biodiversità, la cromaticità e la gestione a mosaico alimentano una delle prevalenti risorse economiche del nostro Paese: il turismo. I paesaggi toscani ed umbri su cui ricade l’azienda Aboca sono una delle più importanti componenti di attrattività per chi proviene da ogni parte del mondo. In questo ambito le infestanti hanno una storica componente di “naturale ornamento” del nostro ambiente rurale. In questo ambito i papaveri, spesso unitamente a molte specie di asteraceae, giocano un ruolo di primaria importanza nel predisporre questi ambienti a quella creatività artistica assolutamente non globalizzabile, ma fruibile esclusivamente in questo nostro contesto mediterraneo.
Questi paesaggi non sono certamente frutto del caso, ma sono lo specchio di una gestione sostenibile dell’ambiente agricolo mediante sistemi colturali eco-compatibili come quelli biologici. Seppur appaia paradossale è ben chiaro che anche alcune infestanti, quelle evolute per attrarre l’entomofauna impollinatrice mediante la vistosità delle proprie corolle, danno il loro contributo consistente al nostro benessere psicologico svolgendo un ulteriore “servizio ecosistemico” (Tscharntke et al., 2005) antropocentrico.

Sostenibilità come “crescita qualitativa” dell’uomo che conserva l’ambiente e la sua biodiversità
Il raggiungimento degli indiscutibili successi agronomici e commerciali raggiunti dall’azienda Aboca attraverso la produzione e trasformazione di colture medicinali con sistemi colturali biologici è un chiaro esempio di ottimale equilibrio tra uomo ed ambiente. In altre parole, è stato raggiunto il difficile obiettivo di rendere compatibili la produttività agronomica e la salute ambientale. L’eco-compatibilità dei sistemi colturali adottati implica infatti una biodiversità non solamente floristica, ma anche di quella entomofauna ad essa connessa.
Ne sono un esempio la grande varietà di farfalle oltre che la grande quantità di api individuabili sulle fioriture sia delle varie colture che delle infestanti.
In un contesto di un’era “schiava” di una crescita quantitativa, spesso accompagnata da risultati produttivi poco o affatto sostenibili nel tempo, l’ambiente agro-ecologico dell’azienda Aboca ha mostrato la sua strategia mirata a una crescita qualitativa (Capra e Henderson, 2020) che ha come obiettivo la conservazione della biodiversità attraverso una gestione agronomica che consenta la convivenza tra tutti gli organismi presenti nella nostra Gaia biosfera.


BIBLIOGRAFIA

  • Altieri M. – Nicholls C., Biodiversity and pest management in agroecosystems, CRC Press, Boca Raton, FL 2018.
  • Capra F., Complexity and life, in “Systems Research and Behavioral Science”, 2007, n. 24, pp. 475-480.

  • Dekker J., Weed diversity and weed management, in “Weed Science”, 1997, n. 45, pp. 357-363.

  • Mortensen D.A. – Egan J.F. – Maxwell B.D. – Ryan M.R. – Smith R.G., Navigating a critical juncture for sustainable weed management, in “BioScience”, 2012, n. 62, pp. 75-84.

  • Benvenuti S., Wildflower green roofs for urban landscaping, ecological sustainability and biodiversity, in “Landscape and Urban Planning”, 2014, n. 124, pp. 151-161.

  • Capra F. – Henderson H., Crescita qualitativa, Aboca Edizioni, Sansepolcro, 2020.

  • Lovelock J. – Lovelock J.E., Healing Gaia: Practical medicine for the planet, vol. 15, Harmony Books, New York 1991.

  • Lovelock J.E. – Margulis L., Atmospheric homeostasis by and for the biosphere: the Gaia hypothesis, in “Tellus”, 1974, n. 26, pp. 2-10.

  • Reese R.F. – Myers J.E., EcoWellness: The missing factor in holistic wellness models, in “Journal of Counseling & Development”, 2012, n. 90, pp. 400-406.

  • Tscharntke T. – Klein A.M. – Kruess A. – Steffan-Dewenter I. Thies C., Landscape perspectives on agricultural intensification and biodiversity–ecosystem service management, in “Ecology Letters”, 2005, n. 8, pp. 857-874.
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