PER UN’ECOLOGIA DEL LAVORO

All’inizio poche visionarie e qualche isolata sperimentazione, poi lo smart working di massa durante la pandemia. E ora una immensa platea di potenziali lavoratori agili: soltanto in Italia sono (siamo?) 8 milioni, quasi la metà dell’intera forza lavoro.

Il cambiamento sembrava impossibile, invece è in corso. In tutto il mondo. Alcune aziende illuminate riscrivono regole e valori, altre burocratizzano, snaturano, rallentano. Ma la ricerca di nuovi equilibri continuerà, aprendo scenari oggi inimmaginabili. Perché le persone vogliono una vita piena, dove bisogni individuali e bene della comunità siano in equilibrio. E sanno che un’ecologia del lavoro è possibile.

Rimini, primi anni 90. La spiaggia è in attesa dei turisti estivi, i lettini ancora vuoti allineati sotto il cielo blu. Ho poco più di 25 anni e sto facendo un’esperienza di vendita per la multinazionale in cui lavoro da poco. Per la visita al cliente manca più di un’ora. Mi fermo a mangiare una piadina, mentre metto a punto i dettagli dell’incontro. Sollevo lo sguardo e ho una percezione chiarissima: sono in una spiaggia, all’aria aperta e sto lavorando. Assaporo il cibo, sento forte l’odore del mare, il calore del sole, il rumore delle onde e lascio scorrere lo sguardo fino all’orizzonte. Mi godo il momento, senza sapere che sto incontrando per la prima volta il lavoro agile. 

15 anni dopo. Sono direttrice del personale e l’amministratore delegato chiede di far crescere il numero di donne manager, ancora troppo poche. Decido di coinvolgere direttamente le donne in azienda. Nasce un dibattito aperto, entusiasmante. Le donne chiedono una vita piena, non vogliono rinunciare alla loro vita privata e neanche alla carriera. Vogliono tutto, come dice con forza una di loro. Capiamo insieme che il lavoro agile è la soluzione, anche se ancora formalmente non esiste. Iniziamo a sperimentare, lavorare in modo diverso piace a tutti. Nel giro di pochi anni firmiamo il primo contratto collettivo che conia la parola lavoro agile

Il Sindaco di Milano appena eletto a sorpresa mi chiama a far parte della sua giunta. È il 2011. Accetto con entusiasmo. Le deleghe sono tante, l’ambiente sconosciuto. Per i primi mesi sto quasi solo in ascolto. Ma decido di non perdere l’occasione di alzare di livello il lavoro agile, per aprire il dibattito pubblico. Dopo le sperimentazioni delle prime aziende pioniere, le resistenze sono ancora tante. “Non si può fare”, ” manca l’assicurazione” sono gli alibi più usati da manager resistenti. Serve una legge. Nascono le giornate del lavoro agile del Comune di Milano. Nel 2017 arriva le legge sul lavoro agile

Il 9 Marzo 2020 il primo ministro Giuseppe Conte annuncia che dal giorno dopo le aziende dovranno mettere le persone in smart working. È la misura sanitaria per contenere la pandemia. Le persone trascorreranno mesi interi a lavorare da casa. Certo non conosceranno il vero lavoro agile. Ma capiranno qualcosa che cambierà per sempre il loro modo di ragionare: lavorare in modo diverso è possibile. Facendo crollare il paradigma tradizionale di lavoro in ufficio con orario rigido e definito.

I giornali di questi giorni riportano dati impressionanti: sono in aumento costante le dimissioni volontarie. Più di 400.000 persone nel 2021 nella sola Lombardia. La percentuale di giovani è altissima. La motivazione è soprattutto una : cercano flessibilità. Hanno capito che vivere in modo diverso è possibile, mettono in discussione le loro scelte esistenziali e cercano un lavoro che possa riflettere i loro bisogni, nati dalla loro nuova consapevolezza. 

Il lavoro agile da scoperta casuale, a sperimentazione di donne visionarie e aziende coraggiose, a misura sanitaria che ha salvato l’economia del paese negli anni difficili della pandemia, diventa nuovo modo di vivere.Diventa la risposta alla ricerca di una vita piena, equilibrata.
Una vita in cui il lavoro sia in armonia con i desideri più veri, che non costringa a rinunce. Che permetta di stare a contatto con la natura, di non abbandonare ai luoghi di origine, di trascorrere più tempo con le persone, i nostri affetti, le attività che amiamo.
Una vita in cui le nostre azioni individuali arrechino beneficio alla comunità, senza depredarla come siamo stati abituati a fare

E quindi ci siamo in pieno ora nel cambiamento. Il fenomeno è mondiale. Paesi come l’Olanda o i paesi del nord Europa, abituati da sempre a lavorare con grandi flessibilità, si ritrovano anch’essi in un cambio profondo di paradigma. Le grandi aziende come Airbnb annunciano che il lavoro agile sarà per sempre, che le persone potranno decidere da quale parte del mondo lavorare senza che ciò cambi il rapporto di lavoro e lo stipendio. E sia le persone che le aziende iniziano a vedere il mondo intero come orizzonte possibile, incidendo profondamente sulle dinamiche di domanda e offerta del lavoro dei singoli paesi, sul modo di far ricerca del personale, sulle competenze richieste e stravolgendo i vecchi concetti di benefit e attrattività  delle offerte di lavoro.

In Italia la platea dei potenziali lavoratori agili è di 8 milioni, quasi la metà della popolazione che lavora. E il numero, con lo sviluppo della tecnologia, non può che crescere.
Ma la situazione è fortemente polarizzata. Al fianco di aziende che stanno riscrivendo accordi collettivi per andare verso un nuovo concetto di lavoro agile evoluto – le più illuminate disciplinano unicamente le condizioni di base, come il diritto alla disconnessione, le indennità e la sicurezza, e non obbligano le persone a schemi rigidi di alternanza lavoro remoto/ufficio – la Pubblica Amministrazione sembra aver perso l’ennesima occasione di ammodernamento, intenta com’è a varare decreti con schemi giornalieri rigidi, presenza obbligatoria per dirigenti, quote e categorie, burocratizzando il lavoro agile fino a cancellarne la vera essenza. 

Insieme a fenomeni come il South Working o a start up che propongono nuovi servizi a lavoratrici e lavoratori agili coesistono aziende private che, non sapendo come affrontare questo cambio organizzativo, richiamano le loro persone in presenza obbligatoria, gettandole nello sconforto più nero. 

Personalmente credo che non torneremo indietro. Credo che abbiamo davanti anni di nuove sperimentazioni, di ricerca di nuovi equilibri. Penso che il lavoro agile sia la strada da percorrere e so che aprirà scenari che oggi facciamo anche solo fatica ad immaginare.
E mi piace pensare che tutto ciò sfocerà in una nuova ecologia del lavoro, che permetterà alle persone di trovare piena risposta ai loro desideri più veri.

Chiara Bisconti. Laureata in Bocconi, manager e assessora, mamma di una femmina e due maschi, ha lavorato sia nel pubblico che nel privato. Dopo un lunga carriera in Nestlè, dove ha ricoperto da ultimo il ruolo di Direttrice del Personale del Gruppo Sanpellegrino, è stata Assessora del Comune di Milano durante la giunta Pisapia, con deleghe al Benessere e Qualità della Vita. Oggi è consulente per le risorse umane, esperta di lavoro agile, tema su cui ha scritto il libro Smart Agili Felici.

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