DONNE CHE CE L’HANNO FATTA

Nel mondo, meno del 10% dei leader nazionali è femmina. Sono donne un ministro su cinque, sei amministratori delegati su cento, tre personaggi cinematografici su dieci, 53 vincitori di Nobel su 900. Per ogni dollaro guadagnato da un uomo una donna prende 63 centesimi, e neanche il 3% dei capitali va a finanziarie aziende a guida femminile.

Eccetera. Dato che nel mondo oggi ci sono quasi quattro miliardi di donne e ragazze, quando e come verrà finalmente rotto il soffitto di cristallo? Se lo chiedono – e lo chiedono ad altre donne straordinarie – due fra le figure femminili più interessanti del momento, Julia Gillard e Ngozi Okonjo-Iweala. In un libro che è insieme una galleria di ritratti vincenti e un manifesto politico. 

Quante donne hanno vinto un Oscar come miglior regista? La risposta è una: Kathryn Bigelow per il film The Hurt Locker.

Il che significa una donna e novantatré uomini nella storia degli Oscar.1
Un risultato scoraggiante. Eppure potrebbe andare peggio. Troppo spesso la risposta a una domanda che inizia con le parole “Quante donne…” è “Zero”. Proviamone alcune.
Quante donne hanno guidato le Nazioni Unite o la Banca Mondiale? Zero. 
Quante donne hanno ricoperto la carica di Presidente di Stati Uniti, Francia, Nigeria, Messico o Giappone? Zero.
Quante donne sono state primo ministro in Italia, Spagna, Svezia, Malesia o Singapore? Zero.

Solo cinquantasette Paesi delle 193 nazioni membri delle Nazioni Unite hanno avuto una donna a ricoprire la più alta carica politica con potere esecutivo nella loro nazione, presidente o primo ministro che fosse. Ciò significa che il 70% delle nazioni è sempre stato guidato da un uomo. Se aggiungiamo le donne che hanno prestato servizio in qualità di o in modo temporaneo, il numero sale a settantadue, il che significa che oltre il 60% delle nazioni non ha mai visto una donna al primo posto nemmeno come sostituta.2

Solo tredici Paesi hanno avuto più di una donna leader e, di questi, solo la Nuova Zelanda e l’Islanda hanno avuto tre leader donne.3

Nessun Paese ha mai avuto quattro o più leader donne. Un modo diverso di guardare a questi numeri è accertare quante donne guidano le nazioni nello stesso momento. Nel 2010, quattordici Paesi membri delle Nazioni Unite avevano leader donne. Entro il 2019, il numero era salito al picco storico di diciotto donne leader in carica nello stesso anno. Nel 2020, al momento in cui scrivo, il numero è sceso a tredici, ovvero poco meno del 7% dei Paesi membri delle Nazioni Unite. La crescita del numero di donne leader è stata più rapida nel decennio precedente, aumentando da una base di quattro nel 2000. L’ultimo anno senza leader donne è stato il 1978.4

Mentre i numeri si sono spostati di anno in anno, nel complesso significa che quando i consigli del mondo si incontrano, quei corpi sono prevalentemente maschili. Prendiamo ad esempio il G20, un forum regolare che riunisce i leader dei venti luoghi della Terra con le economie più forti. Normalmente, quando ha luogo, la cancelliera tedesca Angela Merkel è l’unica leader nazionale donna seduta attorno al tavolo. (La cancelliera ha concluso il suo mandato a dicembre 2021, N.d.R.) Fortunatamente, non è completamente sola. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, è presente perché all’Unione Europea è riconosciuto lo status di Paese.

Kristalina Georgieva è anche presente in qualità di capo del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Sia Ngozi sia Julia sono state alle riunioni del G20, ma non contemporaneamente. Durante il periodo della crisi finanziaria globale, Ngozi ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato della Banca Mondiale, ed è stata brevemente uno sherpa, che è il nome dato ai funzionari che redigono il comunicato. Questo termine è preso in prestito dall’alpinismo e rimanda al fatto che l’intero evento è descritto come un ‘vertice’.

In qualità di primo ministro, Julia ha partecipato alle riunioni del G20 per rappresentare l’Australia. Le donne leader erano sempre in schiacciante minoranza. All’incontro del 2012, Julia ha visto il numero maggiore di donne. Erano presenti anche Angela, la presidente brasiliana Dilma Rousseff e la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner. C’era anche Christine Lagarde, in rappresentanza del FMI. Da allora l’equilibrio di genere degli incontri del G20 è regredito.

Julia ha anche partecipato alle riunioni del forum della Asian-Pacific Economic Cooperation, che riunisce i leader delle economie che costituiscono il 60% della produzione mondiale e il 47% del commercio globale. I ventuno membri, che includono Paesi come Stati Uniti, Cina, Cile, Messico e Giappone, ospitano quasi il 40% della popolazione del nostro pianeta. Quando Julia è andata alla riunione dell’APEC alle Hawaii nel 2011, era l’unica donna leader presente. Quando l’APEC si è riunito l’ultima volta, nel 2018, hanno partecipato due donne, Jacinda Ardern della Nuova Zelanda e Carrie Lam di Hong Kong. Un passo avanti ma non abbastanza.

1 UN Women,Visualizing the data: Women’s representation in society, 25febbraio 2020, unwomen.org. (Nel 2021 la regista Chloé Zhao ha vinto con il film Nomadland diventando la seconda donna a vincere un Oscar per la regia, N.d.T.).

2 Number of countries where the highest position of executive power was held by awoman, in each year from 1960 to 2020, in “Statista”, gennaio 2020, statista.com/statistics/1058345/countries-with-women-highest-position-executive-power-since-1960 (accesso: 26 novembre 2021)

3 Ibidem.

4 U. Perano, Slow progress for female world leaders, in “Axios”, 10 marzo 2020.

Dato che oggi ci sono quasi quattro miliardi di donne e ragazze nel mondo, come può essere che le probabilità di avere una donna alla guida della nazione siano ancora così severamente a sfavore? In effetti, come può essere che così poche donne le rappresentino nei parlamenti delle loro nazioni? Oggi nel mondo solo un parlamentare su quattro è donna. Negli ultimi venticinque anni il numero è raddoppiato, il che è un progresso. Eppure in qualche modo è difficile essere troppo entusiasti di un risultato che significa che tre su quattro dei responsabili delle decisioni politiche nel 2020 sono uomini.5

I risultati sono peggiori quanto più alto è il livello in politica. Delle 3343 posizioni ministeriali esaminate dal World Economic Forum in 153 Paesi, solo il 21% era ricoperto da donne.6
La limitazione di genere nel numero di parlamentari e ministri donne ha un impatto a conduttura. Mentre i sistemi politici variano enormemente, in molti Paesi non è costituzionalmente possibile diventare il leader di una nazione a meno di non essere stati prima parlamentari. Questo è vero per i sistemi in stile Westminster in cui la più alta carica esecutiva è quella di primo ministro.

Anche nei Paesi senza questa struttura specifica è normale che le persone abbiano esperienza in una posizione elettiva prima di puntare a un incarico più alto. Se le donne non sono ugualmente incluse nei livelli della politica, compresi i forum decisionali locali e regionali, così come gli strati della politica nazionale, allora il pregiudizio sarà probabilmente trasferito a chi è in lizza per occupare il posto di leadership finale.

Questo libro si sforza di trovare risposte alle domande profonde sollevate nel constatare la scarsità di donne leader nazionali nel mondo di oggi. Mentre ci concentriamo sulla leadership politica, questioni di genere dello stesso tipo toccano ogni aspetto della nostra vita.

Ad esempio, le imprese con cui le donne trattano come consumatrici e lavoratrici sono modellate in modo sproporzionato dagli uomini. La Fortune 500 è un elenco delle più grandi società costituite negli Stati Uniti. Molte delle aziende sono nomi conosciuti in tutto il mondo. Nel giugno 2019 è stato raggiunto un record di genere: il numero di donne amministratori delegati di queste società è arrivato al livello più alto mai raggiunto. Questo numero storico è del 6,6%.7

L’indice FTSE 100 include le più grandi società della Borsa di Londra. Sebbene la posizione possa essere diversa, il numero è lo stesso. Solo sei dei cento amministratori delegati sono donne.8

L’indice Hang Seng descrive le più grandi società che commerciano alla Borsa di Hong Kong. Qui il quadro peggiora. Delle prime cinquanta società quotate, solo una ha un CEO donna.9

In quanto cittadini che vogliono rimanere in contatto con le notizie su ciò che sta accadendo nel mondo, è molto probabile che le donne finiscano per leggere o ascoltare notiziari scritti da uomini, presentati da uomini o su uomini. Solo il 24% delle persone ascoltate, lette o viste nei media sono donne.

Ancora peggio, solo il 4% delle notizie sfida chiaramente gli stereotipi di genere.10
Alla fine di una lunga e dura giornata, le donne che vogliono rilassarsi guardando un film o un programma televisivo, o con un buon libro, possono ancora una volta ritrovarsi a leggere, ascoltare o guardare degli uomini.

Scegli uno dei cento migliori successi al botteghino e probabilmente le voci saranno sproporzionatamente maschili.
Uno studio annuale di questi film condotto per dodici anni consecutivi ha concluso che i personaggi parlanti femminili hanno ricoperto solo il 30,9% di tutti i ruoli.11

Accendi la televisione, che sia via cavo o in streaming, e i personaggi femminili costituiscono meno della metà di quelli raffigurati sullo schermo e, quando sono presenti, è più probabile che interpretino un ruolo orientato alla vita personale – una madre, per esempio – che un ruolo vita-lavoro.12

Vuoi guardare un po’ di sport? Se una donna spettatrice può non essere mai in grado di immaginare sé stessa mentre esegue le stesse imprese fisiche degli atleti professionisti che ammira, almeno può identificarsi con il divario retributivo di genere.
Guardando la paga di tutte le donne che lavorano a livello globale, per ogni dollaro guadagnato da un uomo, una donna guadagna 63 centesimi. 13

Essere uno sportivo straordinario non pone fine ai problemi di retribuzione di genere, e quel numero sessantatré si ripresenta, ma in un contesto diverso.
Serena Williams è l’unica donna nella lista dei cento atleti più pagati al mondo oggi e occupa solo il sessantatreesimo posto.14
Se provi a leggere, magari selezionando il romanzo di un autore vincitore del Booker Prize, è probabile che l’autore sia un uomo, dato che 31 uomini e 16 donne hanno vinto quel premio. E le opere dei premi Nobel per la letteratura? Le probabilità peggiorano. Quel premio è stato assegnato a 101 uomini e solo 15 donne. Che il comitato di premiazione sia finito impantanato in uno scandalo per cattiva condotta sessuale nel 2018 potrebbe essere visto come una pietra miliare
per queste cifre.15
Naturalmente, i premi Nobel vengono assegnati per altri importanti risultati, compresi i contributi alla pace e alla ricerca scientifica. Nell’intero spettro di categorie dall’inizio dei premi nel 1901, oltre novecento persone hanno vinto un premio Nobel. Solo cinquantatré erano donne.

Sia che le donne si affidino alle cinture di sicurezza e agli airbag di protezione in caso di incidente automobilistico, sia che misurino attentamente la dose di un medicinale loro prescritto, è probabile che la ricerca che sta alla base di queste caratteristiche della vita moderna sia uscita da test che erano maggiormente rilevanti per gli uomini rispetto alle donne. I manichini per i crash test utilizzati per definire la progettazione delle caratteristiche di sicurezza del veicolo sono quasi sempre a misura e a forma di uomo. Di conseguenza, l’attrezzatura destinata a proteggere funziona meno bene per le donne, che hanno il 17% di probabilità in più di morire in un incidente automobilistico.16

Le donne sono anche molto meno frequentemente oggetto di sperimentazioni farmaceutiche. Il motivo addotto è il denaro, perché è più costoso controllare le variazioni ormonali associate alle mestruazioni.17
Date le storiche barriere per le donne che entrano nei campi della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica, corriamo il grosso rischio di non lasciarci alle spalle questo tipo di disorientamento di genere nell’innovazione. Di conseguenza, gran parte del lavoro di progettazione e formazione dei prodotti e dei servizi del futuro viene svolto dagli uomini. Nei big data e nell’intelligenza artificiale, le donne rappresentano circa il 26% della forza lavoro, nell’ingegneria solo il 15% e nel cloud computing solo il 12%.18

Le statistiche di genere nel settore del capitale di rischio, che definisce attraverso i suoi investimenti quali nuove idee sopravvivranno e prospereranno, sono ancora peggiori. Ad esempio, solo il 12% delle persone che negli Stati Uniti decidono dove dovrebbero andare i finanziamenti di capitale di rischio sono donne. 19

In termini di chi riceve i fondi, attualmente solo il 2,7% va ad aziende fondate esclusivamente da donne e l’11,8% a gruppi di fondatori di genere misto. 20
Ciò significa che il denaro viene investito prevalentemente dagli uomini negli uomini e nelle loro idee per quello che dovrebbe essere il nostro futuro condiviso e di parità di genere.
Ci sono così tante altre dimensioni nella discriminazione di genere: violenza sessuale, matrimoni precoci, tratta di esseri umani, delitti d’onore, negazione dei diritti riproduttivi e l’elenco potrebbe continuare.
Ma descrivere tutte le caratteristiche, le ripercussioni e gli effetti a catena della mascolinità del mondo che ci circonda non è lo scopo di questo libro. Piuttosto, la nostra missione è esaminare i molti ostacoli che impediscono alle donne di diventare leader, al fine di trovare il modo migliore per eliminarli.

Consideriamo urgente il compito di avere un numero uguale di donne leader nella politica e negli affari in tutto il mondo.
Il World Economic Forum ha calcolato che, se continueremo a migliorare al ritmo attuale, ci vorranno novantacinque anni per colmare il divario globale di genere nella rappresentanza politica.
Il ritmo del cambiamento è così lento che non solo non raggiungeremo l’uguaglianza di genere nelle nostre vite, ma probabilmente non si realizzerà neanche nelle vite dei bambini che nascono oggi.
L’alternativa è tra vedere il mondo raggiungere strisciando l’alba dell’uguaglianza politica di genere nell’anno 2115 o agire in modo più drammatico ora. Mentre un cambiamento rapido sarà indubbiamente difficile da ottenere, aspettare è semplicemente intollerabile.
Ci auguriamo che condividiate il nostro atteggiamento fatto di testarda determinazione unita a estrema impazienza.
Lo speriamo davvero.

5 UN Women, Visualizing the data.

6 World Economic Forum, Global Gender Gap Report 2020, report, Geneva 2019.

7 UN Women, Visualizing the data.

8 K. Makortoff, Half of new FTSE 100 chiefs must be women to hit gender target, in “The Guardian”, 13 novembre 2019.

9 Community Business, Women on boards 2020: Q1, 2 gennaio 2020, www.communitybusiness.org/women-boards-2020-Q1 (accesso: 26 novembre 2021).

10 Global Media Monitoring Project 2015, report, World Association for Christian Communication, novembre 2015.

11 Improvement toward inclusion in film, but more work to be done, USC Annenberg School for Communication and Journalism, 4 settembre 2019, annenberg.usc.edu/news/research-and-impact/improvement-toward-inclusion-film-more-work-be-done (accesso: 26 novembre 2021).

12 M.M. Lauzen, Boxed in 2017-18: Women on screen and behind the scenes in television, Center for the Study of Women in Television & Film, San Diego State University, settembre 2018.

13 World Economic Forum, Global Gender Gap Report 2020.

14 K. Badenhausen and Forbes Staff, The world’s highest-paid athletes 2019, in“Forbes”, 11 giugno 2019.

15 A. Marshall e A. Alter, Olga Tokarczuk and Peter Handke awarded Nobel Prizesin Literature, in “New York Times”, 10 ottobre 2019.

16 C. Criado-Perez, Invisible Women: Exposing data bias in a world designed for men, Chatto & Windus, London 2019.

17 S. Crompton, Should medicine be gendered?, in “Science Focus”, 1 maggio 2019.

18 World Economic Forum, Global Gender Gap Report 2020.

19 PitchBook and All Raise, All in: Women in the VC ecosystem 2019, allraise.org/assetts (accesso: 26 novembre 2021).

20 PitchBook, The VC female founders dashboard, aggiornato 6 aprile 2020,pitchbook.com/news/articles/the-vc-female-founders-dashboard (accesso: 26 novembre 2021).

Ngozi Okonjo-Iweala è la direttrice generale dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO): è la prima donna, e la prima africana, a ricoprire questo ruolo. Si è laureata ad Harvard e ha conseguito un master in economia al MIT. È stata ministro delle Finanze del governo nigeriano dal 2003 al 2006 e dal 2011 al 2015. 

Julia Gillard è stata il 27° primo ministro dell’Australia, ruolo che ha ricoperto dal 2010 al 2013. 

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