NON CON IL MIO DENARO

Chi investe negli armamenti, nelle fonti fossili, in tutti i settori dannosi per la salute delle persone e del pianeta? Oggi più che mai, queste sono domande cruciali. Le scelte di consumo sono importanti per costruire un’economia più equa e sostenibile. Scelte di investimento incluse.

Molte banche e molti fondi praticano però un vero e proprio greenwashing finanziario. Altre invece hanno policies davvero stringenti e trasparenti. La finanza etica – per un’economia più sana ed equa – è in crescita.

Da decenni le persone partecipano alla costruzione di un’economia più equa e sostenibile anche con le loro scelte di consumo. Il boicottaggio delle imprese più inquinanti, dannose per la salute o che violano i diritti umani e la scelta di acquistare prodotti da imprese corrette e attente all’ambiente è da tempo uno strumento molto potente di cittadinanza attiva e mobilitazione civica.

Fino a qualche anno fa, però, erano poche le persone che riflettevano anche sulla scelta della banca cui affidare il proprio denaro. La finanza è sempre sembrata ai più un mondo a sé stante, accessibile solo agli esperti. Oggi finalmente c’è una forte presa di coscienza del fatto che sono proprio le banche e i fondi di investimento a stabilire verso quali settori dell’economia indirizzare le ingentissime somme di denaro che gestiscono.

Denaro che proviene dai risparmi e dagli investimenti che persone, organizzazioni e imprese affidano agli intermediari finanziari. Si è diffusa così la domanda: “cosa finanzia la mia banca con miei soldi?”. 

Dagli Usa al Canada all’Europa, ma anche in Asia e Africa, sono nati movimenti di pressione per chiedere alle banche maggiore trasparenza sull’uso che fanno del denaro e per pretendere un progressivo disinvestimento da tutti i settori più nocivi per la salute degli esseri umani sulla terra: carbone, petrolio, armamenti, allevamenti e agricoltura intensivi, eccetera. 

II settore finanziario ha recepito il messaggio e risposto a questa richiesta della clientela creando e pubblicizzando un numero crescente di prodotti finanziari e d’investimento definiti “sostenibili”. Purtroppo però ogni settimana escono studi a cura di autorevoli testate, come l’Economist, o di autorevoli centri di ricerca e ONG che stanno smascherando la gigantesca operazione di greenwashing in corso. Anche le banche che si pubblicizzano come sostenibili continuano a investire enormi quantità di denaro nelle fonti fossili, negli armamenti (anche nucleari), nei paradisi fiscali che sottraggono risorse alle spese pubbliche per il benessere e la salute di tutti e tutte.

L’Unione Europea attraverso la definizione di una tassonomia ESG (acronimo di Environmental, Social and Governance, i tre fattori centrali nella misurazione della sostenibilità di un investimento. Per ora solo quella Green) sta cercando di delimitare la cornice di cosa può essere definito sostenibile. Un primo passo importante che necessita però di chiarezza e coraggio.

In questo scenario la finanza etica – che è molto più che sostenibile – sta guadagnando credibilità in tutto il mondo. Le istituzioni di finanza etica sono riunite in network internazionali quali la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (Febea) e la Global Alliance for Banking on Values (Gabv).

Le banche aderenti a questi network si differenziano nel mare magnum del greenwashing finanziario perché operano da decenni con policy molto stringenti e trasparenti: nessun investimento su fonti fossili, armamenti e guerre, coltivazioni e allevamenti intensivi e su tutti i settori più nocivi per la vita e la salute del pianeta e delle persone. 

Ogni investimento o credito viene concesso solo dopo un’attenta analisi degli impatti socio-ambientali del progetto che si va a finanziare.

Si tratta di agricoltura biologica, di servizi di cura alla persona, di promozione della cultura e dello sport, di lotta per la legalità, di recupero di posti di lavoro, tutte associazioni e imprese che si prendono cura dell’ambiente e della comunità con un chiara linea guida: “l’interesse più alto è quello di tutti”, quello di ciascuno e quello di tutti.

Queste banche etiche stanno sempre più uscendo dalla nicchia e crescono in tutto il mondo. Hanno consolidato un modello di business che riesce a tenere insieme i capisaldi delle attività finanziarie (efficienza nella gestione; remunerazione dei risparmi e degli investimenti; valutazione sulla sostenibilità economica dei progetti da finanziare) con le scelte etiche che impongono trasparenza e sostegno a famiglie e imprese che operano nel rispetto dell’ambiente e della promozione del benessere delle persone.

Banca Etica – unica banca italiana a far parte dei network internazionali di finanza etica – è una cooperativa, cresce e si sviluppa grazie a migliaia di soci e socie – persone e imprese – che conferiscono il capitale sociale e contribuiscono democraticamente a definire le linee di sviluppo. La scelta di Aboca di diventare socia e cliente di Banca Etica è per noi un grande riconoscimento e un grande stimolo, perché Aboca rappresenta l’essenza del tipo di azienda con cui vogliamo confrontarci e a cui vogliamo offrire servizi finanziari per far crescere insieme l’economia civile e solidale.

Anna Fasano è la presidente di Banca Etica.

 

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