LA “MALERBA” SIAMO NOI?

di Giovanna Zucconi

Chi decide quali piante vanno combattute e quali invece coltivate? Quale erba è “mala” e quale buona? 

Il tema delle infestanti è centrale in ogni attività agricola. In realtà però riguarda tutti noi, per le sue implicazioni legate all’economia, alla salute dell’ambiente e delle persone, al rapporto fra artificialità e natura.

Ne parliamo con un imprenditore (il fondatore di Aboca Valentino Mercati) e un ricercatore (il professore di agronomia Stefano Benvenuti), che insieme lavorano da tanti anni e insieme hanno appena pubblicato un libro. Già il titolo, “Malerbe amiche”, esprime un ribaltamento del punto di vista e un ripensamento della tradizionale – e velenosa – centralità dell’essere umano nel sistema vivente. E se invece …

L’idea di “malerbe” ci affascina. Chi decide quale erba è “mala” e quale invece è buona? Quale pianta estirpare e quale esaltare? Ne abbiamo parlato più volte nel festival A Seminar la buona pianta e su questo magazine. Ovviamente il tema è centrale in ogni riflessione e in ogni attività agricola: ma in realtà riguarda tutti, per le implicazioni di salute, paesaggio, rapporto con la natura e con l’”altro” in generale

L’esperienza della società agricola Aboca è ora al centro di un libro, Malerbe amiche, di Valentino Mercati (fondatore di Aboca) e Stefano Benvenuti (professore ordinario di Agronomia e Sistemi Colturali Erbacei e Ortofloricoli presso l’Università di Pisa). Il titolo già parla di collaborazione con le infestanti, anziché di lotta alle “malerbe”. Ne parliamo con gli autori. In che senso le malerbe possono e devono essere “amiche”, dal punto di vista dell’imprenditore e del ricercatore?

Valentino Mercati: Tutto dipende da come vedi l’azienda, se per estrarne il valore del momento o come se fosse immortale. La prima regola per un’azienda che pensa di sopravviversi è non entrare in rottura con il sistema. Per esempio non usando diserbanti, ovvero non diffondendo molecole tossiche, non biodegradabili. Cercando, invece, un equilibrio che garantisca la sopravvivenza del sistema: cioè, collaborando con le infestanti.

Stefano Benvenuti: In campo accademico si scoprono molte cose interessanti, che nell’agroecosistema Aboca vengo applicate realmente. Come ricercatore, ho fatto mio il pensiero coltivato da Aboca: applicando all’agricoltura il pensiero sistemico di Fritjof Capra, facendo convergere ciò che si studia a una realtà sensibile all’innovazione con approccio scientifico. La vera sostenibilità è in antitesi con l’economia convenzionale, che è insostenibile nel lungo periodo.

Valentino Mercati: Nell’agricoltura convenzionale non c’è alcuna cautela di depurazione, dal campo al vivente. Se sai cosa stai facendo e lo fai per lucro, commetti un vero crimine contro l’umanità! È una mala interpretazione della Genesi, con l’uomo “fatto a immagine e somiglianza di Dio” che dunque si sente autorizzato a compiere attentati contro il vivente. Ma non c’è tecnica che sollevi dalla necessità di rispettare la biodiversità.

Stefano Benvenuti: In molte aziende, l’agricoltore sa che quanto fa non è sostenibile né moralmente accettabile, sa di produrre un prodotto non sano per l’uomo in un ambiente non sano per l’ecosistema, ma è schiavo dell’economia di breve periodo, della crescita quantitativa. Esiste però un’agricoltura alternativa, con prodotti che danno remunerazione e un ambiente sano messo a disposizione di chi è sensibile alla biofilìa.
Questo libro potrebbe dunque appassionare tutti coloro che sono affascinati dal mondo wild, che vive nonostante l’uomo e mostra strategie di sopravvivenza, persistenza e diffusione: i vegetali non sono agenti passivi. Pensiamo poi a tutti coloro che, dopo la pandemia, si sono affacciati all’agricoltura da balcone come terapia.

Valentino Mercati: Pensiamo anche, però, a come sono prodotte le piante da appartamento, con quanti inquinanti. Ti metti in casa un veleno, ti porti in casa il nemico! Che anche questa sia una maniera per renderci conto che l’artificialità nel verde porta malattie.

Stefano Benvenuti: Il termine “malerba” è estremamente antropocentrico, è l’uomo che definisce così ciò che ostacola la sua attività. Esprime un male che non c’è. La malerbologia è dunque un modo per occuparsi della flora spontanea, per studiarne il dinamismo e la potenziale utilità per l’uomo. Molte colture medicinali sono “malerbe”, una risorsa di biodiversità.

Valentino Mercati: Malerbe sono quelle che l’uomo non riesce a dominare, che non gli danno retta. “Male” perché colpevoli di lesa maestà dell’uomo a immagine e somiglianza del creatore. Solo che l’uomo è creato, non creatore, è lui la malerba che verrà spazzata via. Siamo un infortunio dell’evoluzione, che verrà ben prestp chiuso.

Stefano Benvenuti: Le malerbe diventano davvero tali – poche ma estremamente aggressive – quando l’uomo usa soluzioni semplici ma impattanti (gli erbicidi). Aboca ha capito che occorre invece umiltà per capirne i meccanismi di sopravvivenza e di evoluzione: per trovare un equilibrio con le malerbe, invece di combatterle.

Valentino Mercati: I bilanci dell’azienda lo dimostrano: lottare insieme alle malerbe e non contro, condividere con loro il potere, porta benefici anche economici. Esistono le multinazionali dell’artificialità, ma le esternalità negative, l’energia, i fertilizzanti chimici, sono costi, provocano un disequilibrio e prima o poi si pagano.
Chi può salvarsi? Tutte le persone che hanno un istinto residuale, che sanno che quando mangiano un pollo d’allevamento il sistema immunitario lo rifiuta. Ora c’è il contropotere dei social, è lì la nostra speranza. Un movimento dal basso (“rootgrass”, in inglese: riecco le erbacce) che combatta la rottura fra l’artificialità e il sistema vivente.

Leggi l’estratto dal libro “Malerbe amiche” di Valentino Mercati e Stefano Benvenuti: CLICCA QUI

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