VITA, COME SEI INTELLIGENTE

Come rigenerare la nostra relazione con il pianeta a partire dal cibo?

In avvicinamento verso Terra Madre – la manifestazione mondiale sulla produzione “buona, pulita e giusta” del cibo, in programma a Torino in settembre – il fondatore di Slow Food Carlo Petrini dialoga di emergenze e di futuro con alcune grandi personalità. La prima voce è quella del “nostro” Fritjof Capra, il padre del pensiero sistemico. 

Quale visione emerge da questo dialogo? Quale rigenerazione è possibile nonostante pandemia, emergenza climatica, guerra e ostacoli alla sostenibilità? Lo sguardo di Capra e Petrini è luminoso, perché la vita è rigenerazione. E viceversa. 

 

capra petrini

Dal 22 al 26 settembre Terra Madre Salone del Gusto tornerà fisicamente a Torino (nello specifico a Parco Dora), con tutte le sue forme, i suoi volti, profumi e colori. Il tema scelto per questa nuova edizione è la rigenerazione; dopo il biennio di pandemia, l’acuirsi dell’emergenza climatica, e alla luce della grave situazione geopolitica internazionale, riteniamo infatti necessario dotarsi di uno sguardo nuovo sul mondo. 

E affinché lo sguardo sia il più ampio possibile, nei mesi che precedono Terra Madre ho deciso di riproporre – come per la primissima edizione del 2004 e il decennale del 2014 – i “Dialoghi sulla Terra”: conversazioni con personalità importanti che ci accompagneranno verso la nostra manifestazione internazionale del prossimo settembre. Di questi tempi incerti, sono certo che ancora una volta i confronti saranno forieri di slanci e riflessioni feconde, provando a capire come rigenerare la nostra relazione con il pianeta a partire dal cibo, e così facendo contribuire a costruire un futuro sostenibile, giusto e pacifico per tutti e tutte. 

A dare il via a questa nuova serie di dialoghi non c’è persona migliore di Fritjof Capra: pensatore poliedrico, scienziato, attivista nonché padre del pensiero sistemico.

CARLO PETRINI: In un mondo in cui tutto è connesso, la rigenerazione di cui necessitiamo per affrontare l’incertezza e lo sconforto dati dalle circostanze esterne, sarà vera solo se capace di adottare un approccio alla complessità delle relazioni che sostengono la rete della vita. Che cosa ne pensi tu, che hai dedicato la vita al pensiero sistemico? Quali suggerimenti senti di darci in previsione della prossima edizione di Terra Madre? 

FRITJOF CAPRA: Complimenti per aver scelto la rigenerazione come tema del vostro incontro. È una decisione emotivamente importante, che può dare speranza nella ripresa dalla pandemia e anche a fronte dei recenti disordini geopolitici. D’altronde la rigenerazione è un concetto centrale persino quando si parla di comprensione sistemica della vita. Secondo questa visione l’essenza della vita può ricondursi a quattro caratteristiche principali, tra loro strettamente interconnesse. La prima caratteristica è che “la vita si auto-organizza” mediante reti viventi le cui strutture e processi non sono imposti dall’esterno, ma sono organizzati dalla rete stessa. Al centro di tutto ciò c’è un processo di continua rigenerazione che coinvolge tutti i livelli: dalle reti molecolari di cui sono fatte le cellule, fino ai modelli di società più avanzati, o poi ancora gli attuali modelli agroalimentari, per rimanere nell’ambito in cui opera Slow Food. Mentre la seconda caratteristica parte da questa affermazione: “la vita è intrinsecamente rigenerativa”, quando la rigenerazione si ferma, la vita si ferma. Si potrebbe dire che questo è il tratto distintivo di tutta la vita. Ma attenzione: rigenerare non vuol dire necessariamente tornare a uno stato precedente. Può anche significare creare qualcosa di nuovo, e questa in effetti è un’importante scoperta della teoria della complessità. Ogni sistema vivente incontra occasionalmente punti di instabilità, in corrispondenza dei quali può esserci un emergere spontaneo di un nuovo ordine. In altre parole, “la vita è intrinsecamente creativa”. Questa è la mia terza caratteristica. In ultimo, affinché si rigenerino, le reti viventi hanno bisogno di alimentarsi di continui flussi di energia, materia e conoscenza che provengono e dipendono dall’ambiente all’interno del quale si sviluppano, e dai modi di auto-organizzazione. Rispondono a questi flussi dal loro ambiente in modo cognitivo, cioè autonomamente nei loro modi di auto-organizzazione. Esprimo questo nella mia quarta caratteristica della vita dicendo che è “intrinsecamente intelligente”.

città

CARLO PETRINI: Ripensando alle quattro caratteristiche – auto-organizzazione, rigenerazione, creatività e intelligenza – che hai appena menzionato, il mio pensiero va a un concetto che appartiene alla nostra storia: la comunità. Il primo Terra Madre del 2004 lo definimmo proprio come l’incontro mondiale delle comunità del cibo, e i caratteri distintivi con cui definiamo questo modello organizzativo, risuonano con quanto hai detto. Le comunità infatti sono espressione di intelligenza affettiva e austera anarchia. Intelligenza affettiva significa affermare con forza il paradigma della cooperazione e della solidarietà; sentendosi parte di un percorso comune (un flusso) in cui si pratica la reciprocità e dove è concesso commettere errori senza per questo essere esclusi. L’austera anarchia invece consente un’organizzazione non gerarchica e non rigida. Questo favorisce una rete creativamente biodiversa perché trova (e accetta) modi e forme di esprimersi estremamente diversi, nonché fluida e capace di rigenerarsi a seconda del mutare dei bisogni e delle necessità. Io penso che sempre più la logica della comunità deve diventare sale vivo e lievito del movimento, e sarei dunque curioso di conoscere il tuo pensiero a riguardo. 

FRITJOF CAPRA: Le comunità sono l’unità della sostenibilità. Il modo in cui la natura ha sostenuto la vita sul pianeta per miliardi di anni è stato per l’appunto attraverso la costruzione e la cura di comunità. A cominciare dai primi batteri che si sono evoluti 3 miliardi di anni fa attraverso la formazione di colonie; ogni forma di vita si è evoluta aggregandosi e formando comunità. Questa è una lezione profonda che dobbiamo imparare dalla natura: se vogliamo un futuro sostenibile dobbiamo costruire delle comunità. Dico questo con ferma convinzione perché a oggi il principale ostacolo per il raggiungimento di questo obiettivo non sono barriere tecniche o economiche, bensì etico-morali. Negli ultimi decenni sono state sviluppate e testate centinaia di soluzioni sistemiche ai problemi derivanti dal depauperamento delle risorse naturali causato dal modello consumistico. Se dal punto di vista concettuale possediamo le conoscenze per avviare una transizione che ripristini una relazione armoniosa con la casa comune che ci ospita, allora perché la politica e il settore privato faticano a realizzare il cambiamento? Questo perché la teoria non è tutto, ma deve fare i conti con l’etica, ossia con un comportamento orientato al bene comune, e con la nostra scala di valori. Quotidianamente veniamo bombardati da comunicazioni che ci dicono: “sarete felici solo se possederete di più” alimentando quindi la narrazione della crescita quantitativa del PIL. Mentre una volta soddisfatti i bisogni fisiologici, non si dovrebbe ambire ad avere di più bensì ad essere di più. Una crescita qualitativa dunque, che include un aumento di complessità, sofisticazione e maturità. E che punta molto sulle relazioni umane, sapendo che il benessere è vero solo se condiviso. Ed è più facile avere questa consapevolezza quando ci si riconosce parte di una medesima comunità. 

 

CARLO PETRINI: Quando ci siamo parlati un anno fa, riponevi molta speranza nella lezione che ci avrebbe potuto insegnare il Covid, rispetto al senso di fraternità universale necessario ad adottare misure radicali anche sul fronte dell’emergenza climatica, per esempio. La ripresa dalla pandemia non sembra però essere stata accompagnata da questo spirito di responsabilità universale. Vedi l’esito della COP26 di Glasgow, o l’ultimo report del panel di esperti sul clima (IPCC) che Guterres ha definito “l’atlante delle umane sofferenze”. Inoltre, da un mese si è drammaticamente tornati a parlare di guerra. Il pensiero sistemico come analizza queste situazioni drammatiche? 

FRITJOF CAPRA: Ho indagato e promosso il pensiero sistemico e i valori ecologici per oltre quattro decenni. La mia esperienza in tutti questi anni è stata che il passaggio dal paradigma meccanicistico (da cui consegue il consumismo ossessivo), a quello ecologico non è una progressione costante, ma implica rivoluzioni scientifiche, contraccolpi e oscillazioni a mo’ di pendolo. È vero dunque che la COP26 è stata deludente e i rapporti dell’IPCC sono diventati sempre più allarmanti. D’altra parte, ora abbiamo tutta una serie di movimenti della società civile guidati da giovani attivisti appassionati con moltissima energia e capacità organizzative, che a mio modo di vedere hanno la potenzialità di generare un impatto positivo a livello sistemico. Dico questo perché i nostri giovani sono cresciuti nei social network, e pensare in termini di reti – in altre parole, di pensiero sistemico – è naturale. Ne consegue che per loro è facile capire che le crisi globali – ambientali, economiche e sociali – non possono essere né comprese, né affrontate isolatamente, ma solo in connessione e interdipendenza l’una con l’altra. 

Per progredire dobbiamo quindi riconoscere che, pur tra tanta diversità di culture e di forme di vita, apparteniamo a un’unica famiglia umana e un’unica comunità terrestre con un destino comune che va salvaguardato insieme. Questa è la grande sfida per gli anni a venire, e per fortuna ci può venire in soccorso un documento di straordinaria portata: la Carta della Terra. La Carta della Terra è davvero un magnifico riassunto del tipo di etica terrestre di cui abbiamo bisogno per il nostro tempo, al fine di costruire una società globale sostenibile, fondata sul rispetto per la natura, sui diritti umani universali, sulla giustizia economica e sulla cultura della pace. Un documento che penso sia importante venga acquisito dalla vostra rete di Slow Food e Terra Madre per la duplice capacità, da un lato per avere una visione sistemica e dall’altro per essere la base della rigenerazione.

Carlo Petrini è gastronomo, scrittore, attivista. Nel 1989 ha fondato Slow Food, grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce in armonia con ambiente ed ecosistemi. Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per promuovere un’alimentazione buona, pulita e giusta per tutti.

Fritjof Capra, Ph.D., fisico e teorico dei sistemi, autore di vari bestseller internazionali, tra cui The Tao of Physics (1975) e The Web of Life (1996). È coautore insieme a Pier Luigi Luisi del manuale multidisciplinare intitolato Vita e Natura. Una visione sistemica. Il corso online di Capra (www.capracourse.net) è basato sul suo manuale. Sempre per Aboca edizioni ha pubblicato Crescita qualitativa (con Hazel Henderson), Ecologia del dirittoAgricoltura e cambiamento climaticoLeonardo e la botanicaDiscorso sulle erbe (con Stefano Mancuso).

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