LA TUA SALUTE È LA MIA SALUTE

Tutti, in fondo, ci abituiamo fin da piccoli a credere che la salute sia l’opposto della malattia, che riguardi il funzionamento del corpo, che sia affare privato di ciascuno. Ma se non fosse così?

Dopo essere stato accanto al marito fino all’ultimo istante, e aver raccontato quella esperienza, nel suo nuovo libro Nicola Gardini torna a indagare la salute e la malattia. Anche grazie ai poeti e agli scrittori che, dall’antichità a oggi, a questi temi hanno dato voce.

La salute, dice contraddicendo il pensiero corrente, è una condizione complessa e una questione politica. Che interroga tutti e ciascuno. E che merita, ora più che mai, una pubblica riflessione. A partire dalle proprie esperienze.

Io da ragazzo avevo sempre caldo. Stavo in maniche corte anche d’inverno, in casa e a scuola. Non abbottonavo mai il cappotto e non mettevo mai guanti e sciarpa, neppure quando nevicava. Le professoresse, a scuola, mi guardavano disapprovanti e fingevano di rabbrividire. La mamma mi rimproverava: “Ti puzza la salute”. Così si dice nel dialetto di Petacciato, il suo paese nativo (e il mio), quando uno dimostra di non avere abbastanza riguardo di sé. “Vedrai con gli anni…”

Lei rimpiangeva di non essersela tenuta da conto, la salute. Aveva cominciato a lavorare da bambina. Le conseguenze apparvero anche troppo presto: mal di schiena, infiammazione muscolare, artrosi… Lei attribuisce ai precoci sforzi dell’infanzia anche la sua bassezza. “E come facevo a diventare alta, se le energie se le mangiava tutte la fatica?” Aiutava la madre in campagna, mungeva le vacche e consegnava il latte di casa in casa. Erano pesanti tutte quelle bottiglie di vetro insieme! Un quartino, in compenso, riusciva a sgraffignarlo, togliendo un po’ di qua un po’ di là, e se lo rivendeva a parte, di nascosto. In Germania, ormai ventenne, peggio che mai. Lì stava in piedi dietro alla pressa, in un calore che rimbecilliva, anche quattordici ore consecutive. Non ridusse il turno neppure quando aspettava il primo figlio, che, guarda un po’, nacque morto. 

A Milano sottopose il suo fisico a prove ancora più strenue. Aveva in cuore, infatti, di mantenermi fino alla laurea e di comprarsi una casa. Ogni occasione era buona per guadagnare. “Il lavoro mica è vergogna”, diceva. Puliva case e uffici; puliva palazzi interi. La sera, per quanto stanca fosse fosse, tirava fuori i ferri e il gomitolo e faceva maglioni e sciarpe da vendere. Inoltre, faceva iniezioni a domicilio (la gente si complimentava per la sua mano leggera) e qualche pomeriggio alla settimana teneva il figlio della vicina, che tornava tardi dalla fabbrica.

Crebbi con l’idea che mia madre fosse un corpo martirizzato. Lei, per me, incarnava il sacrificio, la necessità stessa del sacrificio. La sofferenza era la sua ragion d’essere: un’autodistruzione gloriosa, uno “star male” ineliminabile e votato a perpetuarsi, a radicarsi sempre più nelle sue fibre e nelle più varie maniere (si aggiunsero nel tempo, oltre ai banali danni dell’usura, anche cisti, calcoli, ernie, colesterolo, problemi cardiocircolatori, pressione alta). 

Sono diventato grande nel sogno di regalare al corpo di mia madre il riposo e il benessere; di “restituirle la salute”. 

 

La visione della mamma assomiglia a quella di Galeno, il grande medico dell’antichità, prosecutore dell’opera di Ippocrate e padre riconosciuto della medicina occidentale (nonché medico personale dell’imperatore Marco Aurelio). Nel pensiero di entrambi la salute è uno stato di perfezione originario, una condizione di natura, che tutti dovremmo proteggere con la massima diligenza. La salute sta da una parte, la malattia dall’altra. La malattia nega la salute, la salute nega la malattia. Ciascuna vuole prevalere sull’altra. Dove c’è l’una, non c’è l’altra, né potrebbe mai esserci. La salute è vita, la malattia è morte. Queste nette distinzioni permangono anche nei discorsi professionali, che vedono contrapporsi fondamentalmente “naturalisti” e “normativisti”. Che si consideri la salute una pura e semplice (oggettiva) condizione di efficienza biologica, cioè assenza di malattia (naturalismo), o una condizione valoriale per cui “l’importanza di un funzionamento biologico normale va riferita al fatto che la salute ha valore in sé o è un mezzo per raggiungere altri fini che hanno valore” (normativismo), la contrapposizione tra malattia e salute è comunque data per scontata.

In fondo, tutti ci abituiamo fin da piccoli, prendendo spunto dai modelli familiari e dalle nostre stesse esperienze passeggere (un raffreddore, un’influenza, un’allergia, un’infezione ecc.), a credere che la salute sia l’opposto della malattia, e che riguardi il funzionamento del corpo, e che sia affare privato di ciascuno. Dimentichiamo così che la salute è una condizione assai più complessa e metamorfica; che è costruita e non data; che riguarda lo spirito più ancora che il corpo; che non è fissa, ma si adatta alle circostanze e ai momenti della vita individuale, e al contesto storico (l’abbiamo visto anche troppo bene nel periodo della recente pandemia); che non è soltanto affare privato, ma è anche questione sociale, anzi politica, perché “star bene” significa vivere armoniosamente nella polis: anzi, creare la polis. La salute è scambio positivo tra l’io e l’altro, e sarà tanto più presente e sicura quanto più lo scambio si manterrà.

La mia salute, dunque, è anche la tua salute, e viceversa: è il credito di vita che ci riconosciamo reciprocamente, lo stato del singolo in uno stato di diffusa amicizia. E questo si dovrebbe cominciare a capire fin da piccoli, sui banchi di scuola.

 

Nicola Gardini (1965)  è scrittore e pittore. Insegna Letteratura italiana e comparata all’Università di Oxford ed è autore di numerosi libri. Ha vinto il premio Viareggio-Rèpaci 2012 con Le parole perdute diAmelia Lynd (Feltrinelli, 2012). Ha curato edizioni di classici antichi e moderni, tra cui Catullo, Marco Aurelio, Ted Hughes, Emily Dickinson. Il suo saggio Viva il latino (Garzanti, 2016) è stato pubblicato in numerosi paesi. Tra i suoi ultimi romanzi ricordiamo: La vita non vissuta (Feltrinelli, 2015) e Nicolas (Garzanti, 2022). Collabora con il Domenicale del “Sole 24 ore”, il “Corriere della sera” e il “Times Literary Supplement”.

www.nicolagardini.com 

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