LA FINE DELL’ABBONDANZA

Quando aumentano i prezzi del cibo, aumentano le persone in povertà estrema: 10 milioni per ogni punto percentuale. Cibo e materie prime sarebbero sufficienti, ma non sono accessibili. 

È il paradosso dell’abbondanza. Rispondendo ad Antonio Pascale, Fabio Ciconte – direttore dell’associazione Terra! – spiega: l’era del cibo a basso costo è finita per le crisi in corso (energetica, climatica, bellica). E adesso? Si apre una nuova età della fame?

 

È mai esistita un’età dell’abbondanza? O quella che abbiamo vissuto in Occidente è stata un’abbondanza illusoria? Se guardiamo al cibo, siamo davanti a un’abbondanza dopata dal basso costo, dall’idea di poter riempire il carrello della spesa con pochi euro in un qualsiasi supermercato italiano, in un ipermercato francese o in un negozio di alimentari tedesco.

Se ci pensiamo bene, la possibilità di accedere a determinati beni di consumo – proprio a partire dal cibo – è stata sempre concessa dal prezzo truccato, perché il costo reale è stato pagato da qualcun altro lungo la filiera. Questo sistema ha retto, almeno in apparenza, per lungo tempo ma adesso si mostra in tutta la sua debolezza. Se guardiamo all’Italia, i dati ci dicono che gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa e che la povertà (anche quella alimentare) dilaga. Questo vuol dire – ed è qui che sta il trucco – che l’equilibrio sociale dell’abbondanza ha retto sin qui perché i salari da fame erano controbilanciati dalla possibilità di fare una spesa con pochi euro. Cioè, abbiamo accettato salari da fame perché ci siamo fatti persuadere dalle offerte promozionali e dal sotto costo.

Poi sono arrivate la crisi energetica, la guerra, la crisi climatica e, quindi, l’inflazione, e il costo del cibo ha cominciato a salire, ricordandoci che produrre cibo ha un costo e, quando aumenta, per molti diventa meno accessibile. Per altri addirittura inaccessibile.

Il prezzo delle materie prima, in effetti, era salito già a partire da metà 2020, fino ad arrivare a quel picco che si è registrato con l’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina. Se si guarda l’indice dei prezzi alimentari della FAO, già mesi prima della guerra si registrava un aumento del 55,2%.

Tradotto: zucchero, latte, latticini, oli vegetali, cereali, tutto costa di più. E questa non è una buona notizia, anche perché la Banca mondiale ci ha avvertito da tempo che, per ogni punto percentuale di aumento dei prezzi alimentari, 10 milioni di persone finiscono in una condizione di povertà estrema in tutto il mondo.

Il paradosso, insomma, è che di cibo e materie prima ce n’è a sufficienza per tutti ma non è accessibile a tutti.
È vero quel che sostiene Antonio Pascale quando dice che stiamo meglio rispetto al passato “sostanzialmente perché abbiamo mangiato meglio” ma questo è vero per molti, non per tutti.

E il problema è che stanno aumentando sempre di più le persone che non hanno accesso a un cibo sano, sostenibile e di qualità. Semplicemente non possono permetterselo, così si dirigono sempre più spesso verso cibo che costa meno, cibo spazzatura, super processato, di bassa qualità.

Nei primi anni Settanta gli inquilini della Terra erano 3,7 miliardi. Di questi, 400 milioni soffrivano la fame. Cinquanta anni dopo, cioè oggi, ci sono praticamente il doppio di persone e sempre il doppio sono quelle che soffrono la fame. Tra gli anni Settanta e oggi, quindi, il rapporto tra abitanti e persone affamate è rimasto invariato.

Ecco perché più che di età dell’abbondanza, dovremmo parlare di ipocrisia dell’abbondanza, fatta di divario sociale dove chi l’abbondanza l’ha conosciuta continua a viverla anche oggi. Molti invece si stanno rendendo conto che quell’abbondanza per loro non è mai esistita, se non quella dopata dal cibo a basso costo.

Fabio Ciconte dirige l’associazione ambientalista Terra!. Impegnato da anni in battaglie ambientali e sociali, ha realizzato diverse inchieste giornalistiche e pubblicazioni su filiere agroalimentari, caporalato e cambiamenti climatici. È stato protagonista, con Claudio Morici, della web serie In frigo veritas di Repubblica.it e collabora con il quotidiano Domani

Per Laterza è autore di Il grande carrello. Chi decide cosa mangiamo (con Stefano Liberti, 2019), Fragole dinverno. Perché saper scegliere cosa mangiamo salverà il pianeta (e il clima) (2020) e Chi possiede i frutti della Terra (2022).  

Il suo ultimo libro è L’ipocrisia dell’abbondanza. Perché non compreremo più cibo a basso costo

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