SE FACCIAMO GUERRA AL PAESAGGIO

Conflitti, incendi, inquinamento. Ruderi, rottami. Campi minati anziché coltivati. Ettari di bosco distrutti, milioni di animali uccisi. Dall’Ucraina alla Pianura padana, dal Borneo a Yellowstone.

È l’ecatombe del selvatico, che noi cosiddetti Sapiens pratichiamo senza capire quanto siamo interconnessi ai territori e agli esseri viventi che devastiamo. Senza sapere, soprattutto, che così danneggiamo anche i nostri paesaggi psichici e mentali. 

Bombe a grappolo, centrali nucleari, profughi in cammino. Scampoli di abiti dimenticati sugli argini di fiumi in secca. È la grammatica dell’orrore, mostra dell’invisibile, ruderi e lamiere sui territori devastati dai conflitti, mine al posto di seminativi. L’agricoltura del mai più ha una cartografia violenta che impatta sugli esseri – i corpi – il più grande, vasto, organismo vivente del mondo.

L’invasione russa dell’Ucraina iniziata nel febbraio del 2022 da Vladimir Putin – dichiarato pochi giorni fa “criminale di guerra” dalla Corte penale internazionale de L’Aia – è la punta di un iceberg che apre più di un fronte sull’analisi del conflitto, non ultimo l’impatto che questa ulteriore calamità avrà sul pianeta (i dati qui).

Ci chiediamo chi pagherà per la devastazione degli edifici e le opere d’arte ma anche, e di più, del territorio, nel suo senso più ampio? Chi ripianterà gli alberi che ci forniscono l’ossigeno per respirare, l’85% delle medicine che usiamo, l’80% di ciò che ci alimenta?

Eppure. Non sono solo le guerre l’arma che l’uomo rivolge contro se stesso. Nel 2020 in California, a causa degli incendi, sono bruciati 800.000 ettari di bosco; in Italia, tra gli inizi del 2021 e il primo semestre del 2022, sono bruciati oltre 26.000 ettari e sono morti, arsi vivi, 20 milioni di animali selvatici (fonti: LaPresse-Legambiente, National
Geographic).

Oltre alle popolazioni invase, a subire i costi maggiori della pulsione di morte dei Sapiens non è la nostra specie: rocce millenarie, ricci, scoiattoli, boschi primari, cervi, volpi, ghiri, tartarughe, falchi, campi di grano. Quel che, scioccamente, dopo la terza rivoluzione industriale abbiamo incominciato a definire l’altro rispetto alla vita urbana e tecnologica. Come non fossimo – noi stessi – Natura e chissà cosa direbbe Spinoza a proposito di questo, e molto altro?

L’ecatombe del selvatico si compie silenziosa a ogni latitudine: Amazzonia, Borneo, Białowieża, Yellowstone. In termini di biodiversità, è rimasto intatto il 3 % degli ecosistemi della Terra. Senza considerare i borghi montani abbandonati, l’inquinamento delle acque, la Pianura Padana “maglia nera” d’Europa per gli alti livelli di smog e polveri sottili nell’aria. Il mondo è frutto di co-abitazione. Siamo interconnessi alle altre specie e ai territori. A ogni specie che scompare, ogni foresta disboscata, si perde un lemma e un pezzo di mondo, di noi stessi in fondo.

Per Vittorio Lingiardi, psichiatra, autore del saggio Mindscapes, Psiche nel paesaggio (Raffaello Cortina Ed., 2017): «Non possiamo parlare di paesaggio senza parlare di storia. Il poeta Andrea Zanzotto definisce il paesaggio un deposito di tracce, luogo indissolubile dalla presenza umana, attraversato dalle lacerazioni della storia. Il nostro rapporto con il paesaggio non si esaurisce nello sguardo e nella contemplazione. Chiama in causa i corpi, si carica di affetti e memoria. Diventa lo specchio dei problemi che ci affliggono: mutamenti climatici, degrado ambientale e inquinamento, confini e muri, rotte di migrazione e teatri di guerra

Il rapporto tra l’umano e il suo ambiente non è mai “neutrale”. Ogni volta che entriamo nel paesaggio lo lavoriamo, e lui lavora noi: individui, comunità, nazioni. Quello di paesaggio è un concetto in costante tensione che opera alla base della storia e della politica, delle relazioni sociali e delle rappresentazioni culturali».

Mauro Garofalo Nato a Roma nel 1974, cresciuto in Maremma, vive a Milano. Collabora con Il Sole 24 Ore-Nòva, La Stampa (Viaggi e Tuttoscienze) e Huffington Post-Terra. Come giornalista ha lavorato anche per l’Unità e la Rai. Da qualche anno si occupa esclusivamente di reportage e tematiche ambientali. Ha scritto romanzi per adulti, giovani adulti e bambini. I suoi ultimi libri sono Manuale per supereroi green (Il Battello a Vapore) e L’ultima foresta (Aboca edizioni): qui il racconto di come e perché l’ha scritto

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