MANGIATE MELE BRUTTE

Eccole tutte in fila sugli scaffali del supermercato. Tonde, lucide, semplicemente perfette. Perché, dicono, così vuole il consumatore. Cioè noi.

Solo che la perfezione in natura non esiste, e quelle mele impeccabili danneggiano l’ambiente e l’agricoltura. Facendo perdere diversità genetica, reddito per i coltivatori, capacità di adattarsi ai cambiamenti del clima.

Al prossimo morso a una mela bella senz’anima, pensate alla canzone di De André: “Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai”?

Grandinate, nubifragi, siccità, gelate, sono parole che, sempre più spesso, troviamo accostate ad agricoltura, cibo, frutta, quando scorriamo distrattamente le notizie del giorno. Può trattarsi di una grandinata che colpisce i frutteti dopo giorni di caldo asfissiante, o di un lungo periodo di siccità che attraversa un’area del Paese.

Si tratta di eventi meteorologici estremi, una delle conseguenze dirette dei cambiamenti climatici. Una di quelle conseguenze che ci costringe a definirla Crisi climatica. Una emergenza che conta fino a duemila eventi estremi ogni anno. Cinque o sei eventi al giornoPer ognuno di questi c’è un frutteto distrutto, un raccolto perso, una fioritura bruciata da una gelata e, inevitabilmente, un agricoltore che vede sfumare in un lampo mesi lavoro.

Eppure, se cercassimo nei reparti del fresco del nostro supermercato un segno, uno qualsiasi, di questi eventi, non troveremmo alcuna traccia della tempesta perfetta che si abbatte quotidianamente sull’agricoltura.

Pensiamo alla frutta – una delle prime cose che troviamo all’ingresso del supermercato, il biglietto da visita della Grande distribuzione organizzata (GDO): quella che troviamo sui banchi è sempre tonda, lucida, in una parola, perfetta.

Eppure quegli eventi estremi ci restituiscono sempre più spesso una mela macchiata da un chicco di grandine, un’arancia di dimensioni più piccole del normale per via della siccità.

Insomma, frutta imperfetta ma buona in egual modo. Frutta che, però, non vede spazio al supermercato.

“Il consumatore non la comprerebbe mai”.

Durante il lavoro di ricerca per realizzare il report Siamo alla frutta – perché un cibo bello non è sempre buono per l’ambiente e l’agricoltura dell’associazione Terra!,  abbiamo chiesto alle principali catene della GDO la disponibilità a vendere frutta esteticamente imperfetta. Buona ma imperfetta.

La risposta, nella quasi totalità dei casi, è stato un secco no. Anzi, la GDO ci ha tenuto a scaricare la responsabilità sul consumatore che “non la comprerebbe mai”. Come siamo arrivati a questo punto?

C’è un numero che, da solo, racconta la gravità della situazione: dal 1900 a oggi, circa il 75% della diversità genetica delle piante coltivate si è persa a favore di poche varietà geneticamente uniformi e ad alta produttività. Accanto a quella percentuale c’è una parola che risuona come fosse un ossimoro: uniformità.

È proprio l’uniformità che ha rappresentato – e rappresenta tuttora – l’elemento distintivo con cui è stata reinterpretata l’agricoltura in questi anni. Ma uniformità è l’esatto contrario di biodiversità. Al crescere dell’una (uniformità) diminuisce l’altra (biodiversità).

Oggi l’uniformità si traduce con estetica, il criterio prevalente con cui viene venduta (e acquistata) la frutta che mangiamo. Ogni singola mela, arancia o kiwi, deve essere semplicemente perfetta. E la volta successiva, quando torneremo al supermercato, dovremo ritrovare quello stesso frutto di identiche dimensioni, forma e prezzo lì ad attenderci. Preferibilmente se disposto in una confezione in plastica.

Solo che la natura, è bene dirlo, non produce perfezione. Così, tutto quello che non raggiunge quegli standard di bellezza estetica, viene scacciato dal mercato e finisce per essere venduto all’industria di trasformazione che ne fa, quando va bene, succhi di frutta. Pagando però quella frutta dieci volte meno il prezzo di produzione.

Poniamo il caso, solo per un attimo, che uniformità ed estetica non siano la causa della diminuzione della biodiversità agricola. Resta il fatto che oggi questi due criteri si scontrano, sempre di più, con una crisi climatica che non fa sconti a nessuno. Ad esempio, la produzione di pere in Emilia-Romagna ha visto calare le superfici di 6.000 ettari negli ultimi 15 anni, mentre le famose arance di Sicilia si coltivano oggi su appena 82.000 ettari rispetto ai 107.000 di vent’anni fa. E poi c’è il kiwi, la cui produzione a livello nazionale ha registrato dal 2014 al 2019 un calo di quasi 100.000 tonnellate, dovuto in gran parte a una malattia che sembra propagarsi – secondo alcuni studi – proprio per l’aumento delle temperature.

Torniamo alle risposte della GDO. È davvero il consumatore che non comprerebbe mai un frutto imperfetto? O, al contrario, è la GDO – e le leggi europee – ad aver indotto a questo tipo di consumi basati sulla perfezione?

Fabrizio De André, nella celebre canzoneVerranno a chiederti del nostro amore, diceva: “Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai”.

Difficile dare una risposta univoca, quel che è certo è che la strada è tracciata. Se vogliamo dare una risposta alla crisi climatica in corso, una delle soluzioni sta proprio nella valorizzazione della biodiversità. Solo così avremo specie e varietà vegetali che sapranno adattarsi a un clima che cambia. Percorrere questa strada, però, vuol dire abituarci all’idea che la perfezione (per fortuna) non esiste, è che l’uniformità è solo un intralcio, l’ennesimo, a un pianeta sostenibile.

Fabio Ciconte dirige l’associazione ambientalista Terra!. Impegnato da anni in battaglie ambientali e sociali, ha realizzato diverse inchieste giornalistiche e pubblicazioni su filiere agroalimentari, caporalato e cambiamenti climatici. È stato protagonista, con Claudio Morici, della web serie In frigo veritas di Repubblica.it e collabora con il quotidiano Domani. Per Laterza è autore di Il grande carrello. Chi decide cosa mangiamo (con Stefano Liberti, 2019), Fragole dinverno. Perché saper scegliere cosa mangiamo salverà il pianeta (e il clima) (2020) e Chi possiede i frutti della Terra (2022).  

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