PIÙ AZOTO PER TUTTI

Sempre ragionando per paradossi, Antonio Pascale descrive le funzioni dell’azoto. Essenziale per l’agricoltura, e dunque per nutrire tutta la (sovra)popolazione del pianeta. Però nefasto in termini ambientali, cioè per il benessere di tutti.

Che fare? Su che cosa possiamo dirci d’accordo, per trovare soluzioni condivise ed efficaci ai problemi (paradossali perché frutto del progresso) che ci minacciano?

Qui e qui le prime due puntate di questa serie scritta da Antonio Pascale per Aboca Life Magazine. 

Il mondo di Pinocchio aveva meno problemi di contaminanti ma era inquinato dalle guerre: è esperienza comune che per i primi tempi la produzione su un terreno nuovo aumenta, poi dopo qualche anno le piante assorbono elementi nutritivi e la fertilità cala. Sono di grande aiuto colture intercalari, e il letame, ma c’è bisogno di parecchie tonnellate a ettaro per garantire un buon apporto d’azoto. Sembra facile, invece è molto complicato. D’altronde come diceva Giacomino nostro la natura è un ospedale, perché (Leopardi non lo sapeva ma di certo il suo sguardo era tagliente) la natura, per i principi dell’evoluzione darwiniana, non ha uno scopo, tantomeno si è auto assemblata per far vivere a noi una bella vita.

Osserviamo proprio il paradosso dell’azoto. L’elemento è necessario in quantità così grandi perché si trova nella clorofilla la cui stimolazione alimenta il processo fotosintetico – pensate che ci sono giornate dedicate a tutte le cose di questo mondo, tranne al cloroplasto, se Dio esiste certamente si è incarnato (anche) in un cloroplasto, senza di lui, senza il cloroplasto, dico, niente fotosintesi, niente piante, niente pranzi, niente grandi chef, né ossigeno né amidi. L’azoto è anche negli acidi nucleici del DNA e del RNA e negli amminoacidi. E per paradosso, appunto, è un elemento molto abbondante in natura, costituisce quasi l’80% dell’atmosfera ma non è sintetizzabile facilmente dalle piante.

Purtroppo è presente nell’atmosfera in forma di molecola non attiva (N2) e sono pochi processi naturali capaci di rompere il legame tra i due atomi di azoto e rendere questo elemento disponibile per le piante. Per esempio, i fulmini riducono l’azoto in ossidi di azoto che si sciolgono nella pioggia e formano i nitrati che fertilizzano poi le foreste i campi e le praterie dall’alto.

Ma ovviamente questo apporto naturale è troppo modesto per produrre raccolti capaci di sfamare gli 8 miliardi di persone del pianeta, tutti tra l’altro così ansiosi di vivere al meglio, di seguire i propri sogni, mettere su aziende virtuali o diventare influencer e viaggiare gratis: capite perché nel paese di Pinocchio si dovevano conquistare nuove terre e metterle a coltura, con tutto quello che le guerre comportavano, compreso il conio di molti assurdi slogan del tipo “Dio è con noi”.

Che fare con l’azoto? A parte che troppo fa male, la sintesi dell’ammoniaca, così come la produzione degli altri tre pilastri (acciaio, cemento e plastica) consuma energia. Siamo d’accordo che bisogna fare qualcosa, e non solo per l’azoto. Ma cosa?

Antonio Pascale, classe 1966, nato a Napoli, vissuto a Caserta e poi dal 1989 a Roma, dove lavora. Scrittore, saggista, autore televisivo, ispettore al Masaf, direttore di Agrifoglio. Ha scritto molti libri, dei quali ricordiamo solo Scienza e sentimento e (sempre da Einaudi) l’ultimo, la Foglia di Fico, finalista premio Campiello e Scienza e Sentimento.. Si occupa di divulgazione scientifica, scrive per il Foglio, il Mattino, le Scienze e Mind.

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